La parola del mese: Interoperabilità
21 febbraio 2005, scritto da Matteo
Nell’ultimo periodo, leggendo notizie in giro per la rete, si sente sempre più spesso usare una “nuova” parola: interoperabilità. Ma cosa significa? Nella definizione di Wikipedia leggo: “The ability of systems, units, or forces to provide services to and accept services from other systems, units or forces and to use the services so exchanged to enable them to operate effectively together. [...] With respect to software, the term interoperability is also used to describe the capability of different programs to read and write the same file formats and utilise the same protocols”.
Ne deduco che, quando il sig.Gates parla di interoperabilità sul sito Microsoft (dicendo testualmente “[...] the solution that has proven consistently effective – [...] – is a strong commitment to interoperability. That means letting different kinds of applications and systems do what they do best, while agreeing on a common “contract” for how disparate systems can communicate to exchange data with one another. [...]“) intenda dire che d’ora in poi i formati utilizzati dalle sue applicazioni, a partire almeno dal pacchetto Office, saranno corredati dalla documentazione necessaria ad altri sviluppatori per costruire altre applicazioni che possano essere veramente interoperabili con le sue.
Oltre alla pronta risposta di Hakon Lie, alto dirigente di Opera Software, che pone a Gates alcune domande che molto probabilmente rimarranno senza una valida risposta, mi vengono in mente problemi ben più gravi che affliggono alcune delle più comuni applicazioni del pacchetto Microsoft Office. Non capita raramente che un file prodotto con una versione “obsoleta” di MS Word (Word97), non solo non venga letto da una versione recente (WordXP), ma mandi addirittura in crash l’applicazione. Lo stesso file viene però letto correttamente da OpenOffice Writer e non solo, salvandolo (sempre con OpenOffice) nuovamente in formato Word, il file ora funziona perfettamente anche con WordXP. Ora, la domanda è questa: OpenOffice, che è software libero e quindi un “cancro” (una delle tante definizioni date al software libero da S.Ballmer, alto dirigente Microsoft), è forse progettato in modo più “interoperabile” rispetto al noto e diffusissimo MS Word? Perchè, nonostante il formato dei documenti Word sia chiuso e proprietario e quello dei documenti di Openoffice Writer sia aperto e documentato, OpenOffice gestisce abbastanza bene i file del “concorrente” (nonostante le modifiche artificiosamente inserite nei formati e non documentate) mentre Word neanche considera l’esistenza dei documenti Openoffice? Non sarebbe interoperabilità questa?
Ragionando su queste cose, ho avuto proprio stamattina un’illuminazione, dopo aver letto un articolo di Punto Informatico, in cui la BSA (associazione internazionale di potenti produttori di software proprietario) esprime la sua opinione (ovviamente nell’interesse di cittadini/consumatori) sulle ultime direttive dell’Unione Europea che suggeriscono almeno alle Pubbliche Amministrazioni di utilizzare formati aperti per la comunicazione con i cittadini. Citando le parole di Benoit Muller, leggo che “escludere gli standard tecnologici basati ad esempio su brevetti e utilizzabili soltanto dietro la compensazione delle società che dispongono del brevetto, secondo BSA significa rinunciare all’interoperabilità che invece si vuole ricercare e turbare il mercato, con conseguenze dannose per tutti”.
Ora capisco cosa significa “interoperabilità”. E’ la capacità delle persone di acquistare le licenze di utilizzo necessarie per leggere/scrivere documenti che potrebbero essere tranquillamente codificati in formati aperti. Fortuna che c’e’ la BSA a spiegarmi il significato delle parole.
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