UniUD e posta elettronica, un rapporto difficile
24 febbraio 2007, scritto da Matteo
Mentre stavo andando al lavoro, mi sono fermato a bere un caffè al bar e ho dato un’occhiata al Messaggero Veneto (lo leggerei volentieri online, ma da quando fa parte del gruppo l’Espresso è diventato un servizio a pagamento) e la mia attenzione è caduta su un trafiletto dal titolo “Posta elettronica all’Università potenziata per gli studenti“, di cui mi hanno colpito un paio di cose che, siccome oggi la serata è malinconica, racconterò al mondo.
A parte l’italiano discutibile del titolo, il nuovo servizio viene presentato come una grande innovazione tecnologica (siamo nel 2007 e il primo messaggio di posta elettronica, mi dice Wikipedia, venne inviato nel 1971, solo trentasei anni fa!); si parla di ben 50Mb a disposizione di studenti/specializzandi/dottorandi, di filtri antispam, agenda appuntamenti e addirittura lista contatti!
Il sistema Spes (Servizio di Posta Elettronica per gli Studenti) l’ho visto nascere (intorno al 2000 o giù di lì): inizialmente era una casella di posta sgangherata da 5Mb, se non ricordo male, con un sistema di webmail obiettivamente più bello della media del periodo ma sicuramente con poche e poco usabili funzionalità. Le caselle erano del tipo sNUMERODIMATRICOLA@spes.uniud.it (con degli alias cognome.nome@spes.uniud.it mappati opportunamente) e mi pare ci fosse anche un servizio POP3 e un SMTP limitato (giustamente) alla rete universitaria. Qualche anno dopo la webmail è stata migrata a un più spartano (ma decisamente più funzionale) SquirrelMail.
SPES andava a sostituire e uniformare tutti i servizi di posta elettronica “locali” creati all’interno di facoltà, dipartimenti e laboratori tra cui il “nostro”, gestito all’interno del laboratorio informatico della facoltà di Scienze. Si, proprio questo laboratorio (chi non lo sa provi a indovinare chi sono io
).
Oggi, dopo altri anni e grazie al Centro Servizi Informatici e Telematici dell’Ateneo di Udine (così dice il trafiletto), si cambia musica. Siccome però oggi sono addirittura più rompicoglioni pignolo del solito, ho voluto controllare un paio di cose e ho notato delle imprecisioni:
- al contrario di quello che dice l’articolo (così come il suo gemello sul Gazzettino e quello presente sul periodico interno dell’università), i dati presenti sulle caselle attuali non saranno trasferiti sul nuovo sistema, o almeno così dice la pagina del servizio Spes: “Che fine fanno le vecchie email – I dati presenti nelle attuali caselle (le mail vecchie) non saranno trasferiti. Appena attivato il nuovo sistema, i vecchi dati saranno resi disponibili tramite accesso al precedente server, con modalita’ da definire, che comunicheremo via web e con una mail al nuovo indirizzo”. Cominciamo bene…
- il nuovo sistema non si troverà su macchine interne all’Università di Udine, ma su macchine ITNet (Wind S.p.a.), sempre stando a quanto leggo sulla pagina del servizio: “Nuovo accesso via POP3/IMAP client – La configurazione della macchina è a carico dell’utente che dovrà inserire i seguenti parametri: POP e IMAP server – mail.it.net, SMTP server (autenticato) – mail.it.net”. Il merito (dichiarato nel trafiletto) dello CSIT, mi par di capire, è solo quello di aver trovato un fornitore del servizio di posta elettronica. Non male.
Ora, sicuramente il servzio sarà più affidabile/usabile/bello di prima, ma è mai possibile che un’università come quella di Udine che ha al suo interno un corso di laurea in Informatica, un corso di laurea in Tecnologie Web e Multimediali e un’intera facoltà di Ingegneria, che ha a disposizione qualcosa come 65536 (si, sessantacinquemilacinquecentotrentasei) indirizzi IP pubblici (tutta la rete 158.110.0.0/16, quelli realmente utilizzabili sono un po’ meno, ma sono comunque moltissimi) e un collegamento di ottimo livello con la rete GARR (64Mbit di picco, stando alle statistiche fornite dal GARR) non abbia al suo interno macchine e competenze per gestire un sistema di posta elettronica per 20/30000 persone?
E’ mai possibile che non si possa assumere qualcuno per gestire un servizio di questo genere? A livello di costi non so se converrebbe (probabilmente si, visto che non penso che Wind regali i servzi e so per esperienza che quando si tratta di vendere a grosse aziende e/o a enti pubblici i prezzi lievitano molto), sicuramente però si creerebbero opportunità di lavoro, o forse pensano che la gestione interna di un sistema di posta (che, viste le dimensioni, non sarebbe certo banale) non dia lo stesso lustro all’università rispetto al suo appalto all’esterno con relativi comunicati stampa?
Il magnifico rettore Honsell (che ho avuto come docente e, nonostante le doti politiche, devo dire di non aver apprezzato per niente) pensa a queste cose quando va a fare il giullare di corte (perchè è questo che fa, nè più nè meno) da Fabio Fazio?
AGGIORNAMENTO del 26/02/07: purtroppo anche il blog di Udine20 dà eco ai trafiletti dei giornali.
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Fintanto che l’università rimarrà una struttura chiusa, di stampo politico, in cui la scrivania sulla quale è seduto il docente è l’unica che conta, fintanto che non c’è permeabilità dal basso per le idee, che soprattutto in campo IT vengono da menti costantemente attente al web, continueremo ad avere merda. Vedi anche altri numerosi progetti in Italia (Rutelli Ministro… ma chi cazzo gli ha fatto venire in mente che Italia.it sia un progetto di sviluppo…)
Che brutti ricordi…
E vogliamo parlare del server imap mal configurato che permetteva di navigare tutto il filesystem usando un comunissimo client?
E che tu da DOTTORE non hai più a che fare con SPES
Negli ultimi sei mesi si sono verificati sistematicamente:
- down del sistema un giorno sì e un giorno anche;
- quando il sistema è su è lentissimo;
- l’interfaccia web è lentissima;
- l’unico modo per poter accedere alla posta è utilizzare il forwarding su un altro indirizzo di posta (funzionalità questa che penso sia ignota allo studente medio di una facoltà non scientifica).
@Chiavix:
Beh, secondo me il forwarding è una funzionalità ignota anche allo studente medio di una facoltà scienfitica
Evidentemente facendo i calcoli di costo di mantenimento di un mail server (quindi staff tecnico specializzato, infrastruttura e costi accessori) hanno optato per una assistenza di terze parti. Francamente non mi sorprendo, anzi ragionando in termini di costi è meglio così! Forse con i soldi che avanzeranno da questo “presunto” risparmio, li utilizzeranno per altri investimenti scientifici….
@Matteo
Da una prima occhiata al nuovo FANTASTICO servizio pare abbiano eliminato proprio l’unica funzione che usavo, cioè il forwarding.
Oltretutto utilizzando il server smtp non ha consegnato il messaggio di prova che ho spedito.
Per dovere di cronaca, in giornata hanno sistemato tutto.
Non mi passa quindi spammo un po’…
Hanno sistemato anche troppo, tra le preferenze della casella hanno lasciato la piena libertà della gestione degli alias… ho sempre sognato avere furio.honsell@spes.uniud.it
se io fossi stato lo CSIT ti avrei tolto la mail, l’accesso al wifi, la smartcard ed ogni altro servizio informatico. Così impari a lamentarti sempre dei servizi che offre l’uniud (che non sono affatto così scontati come tu pensi)…
@Marco:
Ho studiato a Uniud (e ci ho lavorato dentro) prima della nascita di Spes e dell’installazione della rete wifi, quando c’era il Centro di Calcolo (poi diventato CSIT). So di cosa parlo, molto meglio di quanto tu creda.
Anche fare inutile polemica su un post vecchio di quasi 3 anni non è male, comunque
@Marco:
La stessa cosa (o quasi) vale per il discreto dottore a cui rispondi con tale arroganza