Questa è la vocazione della SIAE, stando alle parole del suo presidente Giorgio Assumma in un’intervista a La Stampa.

Oggi chi acquista un brano su internet o su disco versa alla Siae un compenso, poi un altro se vuole copiarlo su cassetta o masterizzarlo su cd, in futuro anche se vorrà trasferirlo su una scheda di memoria o su un hard disk esterno. Le pare normale?
«Il diritto d’autore non è uno solo, ma tanti: leggere, riprodurre, circolare, prestare, dare in noleggio e altri. Non si paga più volte, si pagano più autorizzazioni diverse».

Ma chi compra una canzone per uso privato non vuole trasmetterla per radio, gli basta poterla ascoltare su tutti gli apparecchi che possiede, è il principio di interoperabilità…
«Sono usi differenti, e per ognuno si versa un corrispettivo».  

[...] 

Cosa pensa della proposta di tassare anche gli abbonamenti a internet, partendo dal presupposto che sul web viaggiano comunque materiali protetti da copyright?
«Ci stiamo studiando, la nostra vocazione è far pagare più soldi possibile, siamo valutando tutti i mezzi per incassare di più, ma dobbiamo anche pensare alla cultura, quindi vogliamo lasciare degli spazi di movimento. D’altronde è proprio del nostro diritto prevedere delle libere utilizzazioni: è possibile ad esempio riprodurre una poesia in un’antologia senza permessi, o utilizzare spezzoni di film, entro certi limiti». 

GPL e Creative Commons tutta la vita, con questa gente non voglio avere niente a che fare…

(via Pandemia)


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4 commenti per questo articolo

  1. 14/03/2007, 23:36artgatt (permalink)

    Assurdo davvero. Ma che vergogna.

  2. 14/03/2007, 23:46Andrea (permalink)

    Sai cosa penso? Che nascono un sacco di opportunità, l’atteggiamento della SIAE è a dir poco anacronistico, è fin troppo facile per un nuovo modo di vedere le cose, per uno studio rivoluzionario, è ora, non ti pare?

  3. 15/03/2007, 23:24Matteo (permalink)

    @Andrea:
    L’unica cosa che mi pare è che, onestamente, non ho capito un cazzo di quello che hai scritto :)

  4. 09/04/2007, 20:43Stefano Brivio (permalink)

    Per quel che mi riguarda, SIAE, SCF e vari compagni di merende sono dei Flinstones nell’era digitale. Dovrebbero tutelare la creatività, l’arte, il talento ed invece non sono altro che un continuo freno per quanto appena citato.

    Shit!

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