Il web sociale scavalca le banche: con Zopa si presta e ottiene denaro secondo le regole del web 2.0
9 Giugno 2007, scritto da Matteo
Sta arrivando anche in Italia Zopa, un sistema di prestito sociale nato in Inghilterra la cui idea di base è molto semplice: grazie alla classica legge della domanda e dell’offerta, chi ha del denaro che avanza lo mette a disposizione, stabilendo un tasso di interesse e un periodo per la restituzione, di chi invece ha bisogno di un prestito. In questo modo l’intermediario non è più una banca, con la sua burocrazia e i suoi contratti pieni di di asterischi e note in piccolo, ma il team di Zopa.
E’ pur sempre un intermediario che vorrà guadagnarci qualcosa, direte voi, e in effetti è così. Lavorando però su grandi numeri, la percentuale di commissione che Zopa chiede (1%, dichiarano sull’anteprima del sito italiano) mi sembra decisamente più bassa di quello che si intasca normalmente una banca tra spese di gestione, apertura/chiusura pratiche e tutta la serie di costi occulti che alla fine non fanno altro che far lievitare il tasso di interesse dichiarato.

I vantaggi non finiscono qui: i prestiti non vengono erogati in “modalità 1 a 1″, ma in “modalità molti a molti”. Cosa significa? Se, ad esempio, metto a disposizione 500 euro, questi non verranno prestati a una sola persona, ma suddivisi in tante piccole parti che verranno assegnate a persone diverse. In questo modo, come ogni diversificazione del capitale, il rischio di insolvenza viene suddiviso fra tutti i prestatori, diventando statisticamente irrilevante, prendendo per assodata l’onestà di chi richiede i prestiti.
Per ridurre fin dalla radice il rischio di insolvenza, il team di Zopa esegue degli accertamenti approfonditi su chi richiede prestiti, in modo da evitare il più possibile la presenza di truffatori all’interno del sistema. La professionalità del team in questo senso va a vantaggio, oltre che di chi mette a disposizione il denaro, di Zopa stesso. La credibilità del sistema è infatti fondamentale perchè ci siano delle persone disposte a investire del denaro e l’aumento del giro d’affari consente da un lato di abbassare i tassi di interesse, grazie alla concorrenza dei prestatori, e dall’altro di garantire ai prestatori stessi minori rischi, potendo frazionare fra molti richiedenti il denaro prestato. Un circolo virtuoso che, nel momento in cui dovesse funzionare, porterebbe dei vantaggi a tutti, sistema bancario escluso.
Fin qui tutto bello, tutto facile, tutto webduepuntozero. Sarà possibile, per un sistema del genere, svilupparsi in Italia o la burocrazia e le difficoltà imposte dal fisco ne freneranno la crescita? Chi presta del denaro, ottenendo alla fine dei guadagni, dovrà in qualche modo pagarci le tasse e, si sa, quel “qualche modo” in Italia è normalmente un modo quantomeno macchinoso. Come ci si dovrà quindi regolare? Ai posteri l’ardua sentenza, nel frattempo restiamo in attesa che il servizio parta. E’ sufficiente iscriversi alla newsletter per essere informati sui futuri sviluppi di Zopa in Italia.
APPROFONDIMENTI:
- Zopa.it - Pillole di Zopa
- Zopa.it - Dicono di noi
- Zopa.com - La versione inglese del sistema
- YouTube - Servizio della BBC sul sistema Zopa in Inghilterra
- BlogRisparmio - Zopa, arriva il prestito P2P
- Technorati - Gli umori della blogsfera su Zopa.it
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A prima vista non vedo niente di estremamente rivoluzionario nell’idea del prestito peer to peer. Rimane un’esperienza frustrante tanto quanto chiedere il prestito in banca, dato che comunque si viene sottoposti a valutazione di rischio. Ancora peggio… si viene classificati da AAA a D, e se non sei neanche D… AAAddio
L’unica differenza è che l’eventuale rifiuto viene da un sistema informatico piuttosto che da un responsabile di una banca.
Devo ammettere che la cosa va studiata più nel dettaglio, e a tale proposito credo che chiederò un prestito su Zopa o Boober per un piccolo acquisto, per capire bene come funziona, e che sensazione si prova. Scriverò i risultati dell’esperimento sul mio blog.
Saluti!!!
Andrea
@Andrea:
Da quello che leggo sul tuo blog, mi sembra di capire che non ci siano grosse differenze negli importi delle rate. Però devo ammettere che, a parità di rata, sapere che i miei interessi li sta intascando un essere umano piuttosto che una banca mi renderebbe un po’ più “felice”. Ottima prova, comunque.
Penso di chiedere un prestito con questo sistema, proprio per capire che sensazione si prova rispetto a chiederlo in banca.. ti farò sapere!!
Saluti
Andrea
@Andrea Di Vincenzo:
Grazie, mi sto iscrivendo anch’io per fare qualche prova, ma come prestatore (limitatamente a quello che posso permettermi di “investire”, naturalmente). Grazie delle informazioni, sarò felice di sapere com’è andata.