Dei blog e del rapporto con gli sponsor: il caso San Lorenzo
20 Giugno 2007, scritto da Matteo
La bufera per San Lorenzo è partita il 5 giugno, con un articolo de “Il Secolo XIX” che lancia la notizia dell’imminente licenziamento di 600 addetti alla vendita (telefonica) dell’azienda ligure e di evasione contributiva per 10 milioni di euro.
Perchè dovrei raccontare adesso una storia così vecchia? Fondamentalmente per due motivi: le reazioni dei primi giorni, soprattutto in casi come questo, tendono ad essere dettate più dall’emotività che dalla ragione, da una parte e dall’altra. Il secondo motivo, meno intellettuale, è che passati quei primi giorni sono partito per le vacanze e ho avuto altro a cui pensare. ![]()
E perchè dovrei parlare di una storia, per così dire, di normale amministrazione nel panorama lavorativo italiano e non di tutte le altre? Perchè San Lorenzo è uno dei principali sponsor, fornendo a sue spese cibi e bevande di ogni genere, di molti Barcamp italiani ed è dunque un’azienda abbastanza legata alla blogsfera italiana, grazie anche al contributo di Antonio Tombolini, l’uomo del “marketing 2.0″ dell’azienda ligure.
Le riflessioni che intendo fare nell’articolo non riguardano questioni legislative, perchè non sono un giurista e non conosco la storia se non da quello che ho letto. Ciò che mi interessa è capire, nel mio piccolo, come si pone la blogsfera rispetto a un argomento delicato, per il quale spesso si criticano i media tradizionali: il rapporto con gli sponsor.
Se è facile criticare apertamente aziende che con i blogger hanno poco o nulla a che fare, il caso San Lorenzo è leggermente diverso: se gli si diventa antipatici chi sfamerà i barcampers da oggi in poi? Ma se si difende l’azienda, quale sarà il risultato in termini di credibilità della blogsfera? Non avendo mai partecipato a un barcamp e conoscendo San Lorenzo solo per sentito dire e per gli abiti “griffati” di Robin Good, penso di essere abbastanza estraneo alla vicenda da poter esprimere delle riflessioni regionevolmente obiettive, che naturalmente hanno valore esclusivamente come mio pensiero; questo è quello che cercherò di fare, se scriverò cazzate i commenti sono sempre lì ad aspettare…
LA STORIA:
Partiamo riassumendo un po’ la vicenda: San Lorenzo conta circa 600 addetti al call-center, che hanno il compito specifico di vendere i suoi prodotti chiamando a casa la gente. Il contratto con cui questi addetti sono assunti è un Co.Co.Pro. che, se da un lato mi sembra adeguato alla tipologia dell’attività (il progetto dovrebbe essere quello di vendere prodotti alimentari), dall’altro presuppone libertà di orario e l’assenza di vincoli di subordinazione. Nel momento in cui il datore di lavoro impone orari ai collaboratori questi diventano automaticamente dipendenti, con i relativi diritti/doveri da parte loro e dell’azienda.
Il 6 giugno, le reazioni alla notizia sono fondamentalmente tre: una piuttosto provocatoria di Tombolini, che in un articolo sul suo blog fa un elogio del precariato. Noto, nel commento in cui spiega meglio la sua posizione, una certa contraddizione fra la necessità di formare adeguatamente il personale dei call-center e il “turnover caratteristico di questo tipo di lavoro“: mi chiedo che differenza ci sia fra formare del personale italiano e del personale straniero (rumeno, in questo caso) a parità di turn-over, problemi di lingua esclusi. Quella della formazione la vedo come un’argomentazione abbastanza debole per spiegare la differenza fra il call-center “etico” di San Lorenzo e quelli “diabolici” delle aziende di telecomunicazioni, tirando in ballo un governo “de sinistra” che obiettivamente c’entra poco con queste problematiche, se non averle ereditate dal governo precedente. Tombolini ribadisce come la sua non sia la voce dell’azienda, ma solo una sua opinione “dal di dentro“.
La seconda reazione, decisamente più pacata della precedente, è quella di Luca Conti che decide di fare la cosa forse più saggia: chiedere delucidazioni direttamente all’azienda interessata, in modo da avere un’idea più precisa di quale sia la situazione.
Come contorno, Unpercento fa un’analisi iniziale, ma obiettiva, della situazione.
Il 7 giugno l’argomento inizia a prendere piede sulla blogsfera italiana. Samuele Silva fa lo scoop pubblicando il racconto, sotto falso nome, di una ex-lavoratrice San Lorenzo che racconta la sua esperienza con l’azienda ligure, descrivendo le sue disavventure professionali. Oltre al racconto di Tabata, Samuele esprime la sua opinione sulla vicenda, cercando di mettersi dalla parte dell’azienda.
Sergio Longoni, Markingegno e Stefano Vitta scrivono le loro idee sui rispettivi blog: sono tutti cauti nel condannare San Lorenzo, tutti danno un po’ l’impressione di avere le idee poco chiare sulla vicenda, cosa che effettivamente è vera vivendola dall’esterno.
L’8 giugno arriva la risposta ufficiale dell’azienda, da Angela Cardinale, a Luca Conti. Naturalmente cerca di tirare acqua al suo mulino, elogiando il modello contrattuale adottato fino a quel momento e descrivendo il comportamento dell’INPS come una doccia fredda. Si notano notevoli discrepanze con l’esperienza di Tabata, ma lo considero normale.
Quasi contemporaneamente arriva anche una seconda risposta, sempre a titolo personale, di Antonio Tombolini. Anche questa volta è piuttosto polemico e già la premessa (”se sei uno di quei finti progressisti per i quali essere progressista significa semplificare e sposare il mainstream perbenista de sinistra, non proseguire la lettura, lascia perdere. Se sei disponibile a lasciare che il cervello almeno provi a elaborare un suo pensiero in maniera aperta, benvenuto“) non contribuisce a continuare la lettura con serenità. Nell’articolo si sottolinea nuovamente la legalità dei contratti che lega(va)no i venditori all’azienda: su questo punto mi permetto di fare la stessa obiezione che ho fatto inizialmente riguardo alla libertà di orario e all’assenza di subordinazione, cose che sembrano non esserci dal racconto di Tabata.
C’è spazio ancora per un breve botta e risposta fra un non meglio precisato “CGIL Imperia” e Tombolini su imperiaparla.it. Tombolini contraddice le sue risposte precedenti dichiarandosi stavolta esterno all’azienda, per il resto si tratta di polemica quasi politica, che poco ha a che fare con la vicenda specifica, a miio parere.
Nel frattempo, Francesco Armando e BlogLavoro fanno delle analisi un po’ più distaccate della situazione, pur sempre dall’esterno e quindi con più facilità.
RIFLESSIONI:
Dopo il riassunto della vicenda, è arrivato il momento delle riflessioni sull’argomento dell’articolo: il rapporto fra blogger e sponsor. Da quello che ho potuto notare, i blogger “mainstream” si sono generalmente astenuti dal trattare l’argomento. Questo può significare due cose: meglio non esporsi, onde evitare di suscitare simpatie o antipatie che potrebbero tornare scomode in futuro; non si interessano dell’argomento, cosa del tutto legittima. Se però mi trovassi nella situazione di organizzare un Barcamp (non vi ho neanche mai partecipato, organizzarne uno è una possibilità quantomeno remota…) mi porrei dei problemi riguardo a un’eventuale sponsorizzazione da parte di San Lorenzo, almeno fino al termine giudiziario della vicenda.
Una lodevole eccezione è Luca Conti, che ha fatto la cose a mio parere più razionale: chiedere ai diretti interessati. Tombolini ha dovuto, giocoforza, intervenire sulla questione e a mio parere è rimasto abbastanza infastidito dal trovarsi coinvolto in una situazione che non riguarda il suo ruolo in San Lorenzo.
A parte il relativo silenzio della blogsfera influente, quello che ho notato di positivo è che comunque se ne è parlato. Magari non su blog “importanti” ma se ne è parlato. Le persone hanno espresso opinioni (che si sa, sono come le palle: ognuno ha le sue) e si sono sviluppate discussioni. Questo è il vero vantaggio che ha la rete rispetto ai media tradizionali: certo, c’è chi ha più visibilità e chi ne ha meno, ma tutti possono ricavarsi il proprio angolo dal quale dire quello che pensano.
Dal mio punto di vista, quindi, inviterei i blogger “influenti” a favorire maggiormente la conversazione, ad essere un po’ più Luca Conti e un po’ meno Antonio Tombolini, soprattutto quando polemizza per poi quasi nascondersi dietro all’opinione personale e infine arretrare ancora fino all’opinione esterna all’azienda. Non vuole essere una critica inutile alla persona, ma all’atteggiamento tenuto nell’occasione, sia ben chiaro. Non è mai bello farsi nemiche le persone importanti, no? ![]()
Ti è piaciuto l'articolo, eh? OFFRIMI UNA BIRRA! (è sufficiente essere iscritti a Paypal o avere una carta di credito, anche Postepay)





















Condivido quasi tutto tranne due cose: Daniele Tombolini e’ un noto (mi dicono ;-)) arbitro di calcio ed e’ parente di Antonio, aka San Lorenzo 2.0. In quanto al fatto che esista una blogosfera “influente” ho invece molti dubbi, e semmai esistesse Luca “Pandemia” Conti ne sarebbe il Campione. L’importante e’ che se ne parli, il problema semmai e’ l’ipocrisia tutta italiana sull’argomento.
@Francesco:
Terribile refuso, dopo aver riletto il post almeno dieci volte, mi sembra evidente che guardo troppa Domenica Sportiva.
Per quanto riguarda la blogsfera influente, ho citato appunto Luca Conti come una lodevole eccezione. Dal mio punto di vista esiste eccome, e non è necessariamente un’accezione negativa, anzi. Diciamo che, come in tutti gli ambiti, c’è chi è più autorevole e chi lo è meno. Le motivazioni possono essere le più diverse.
Io ho parlato della vicenda.
I blog “importanti” non ne hanno parlato (tranne Luca).
…
Il mio non sarebbe un blog importante!?! Ma come ti permetti!
:-p
Matteo, ottimo il tuo post, salvo le pretese di “obiettività” che, sia pur tra qualche caveat, accampi. Quando si discute meglio evitarle, non credi? In fondo ciascuno di noi non può che esprimere il suo punto di vista, magari offrendo a tutti gli altri (cosa che - magari a modo mio, e dunque un po’ “antipatico”, non mi piace fare il simpaticone a tutti i costi, l’avrai capito - ho cercato di fare) gli eventuali elementi di fatto di cui si è a conoscenza, per arricchire la discussione. Consentimi però qualche considerazione:
1. Tu dici: “Tombolini ha dovuto, giocoforza, intervenire sulla questione e a mio parere è rimasto abbastanza infastidito dal trovarsi coinvolto in una situazione che non riguarda il suo ruolo in San Lorenzo.”
Chi mi conosce e (per sua sventura) mi legge, sa che parlare nel mio caso di interventi fatti “giocoforza” e dire che il trovarmi “coinvolto” in una discussione come questa sono quanto di più estraneo al mio essere in rete, da sempre. Potrò risultare ruvido, antipatico, tutto quello che vuoi: di certo se intervengo non è mai giocoforza, tanto mai in questa occasione. E le discussioni aperte (che cerco e promuovo, semmai!) non mi infastidiscono affatto. Nel caso specifico, se vuoi, la riprova è nel fatto che, come responsabile della divisione web (che, per capirci, guadagna dagli ordini online, e quindi “in competizione” col canale dei call center) non avevo alcun “obbligo” di intervenire sulla vicenda, e potevo tranquillamente restare a guardare. Il fatto è che ho ritenuto di poter offrire (a modo mio, lo ripeto) il mio punto di vista, con le cose di cui sono a conoscenza, a beneficio della discussione comune.
2. Il fatto che un’azienda che, anche attraverso salami vini e formaggi inviati ai barcamp, vuole partecipare alle conversazioni che si tengono in rete, venga poi “discussa” anche su questioni come questa non è “un problema”: è semmai *il frutto* di una scelta, quella appunto di starci, in rete, e di partecipare. Non mi risulta che analoghe discussioni si siano svolte nella blogosfera a proposito di aziende assai più grandi con problemi analoghi (su scale di grandezza molto più rilevanti). Semplicemente perché queste aziende in rete *non ci sono* (probabilmente per scelta). Ancora una volta, dunque, lungi dall’essere infastidito, colgo la discussione sul “caso” come un sintomo positivo e un segnale della bontà della scelta fatta.
3. Imbarazzo da parte di chi organizza eventi in rete o sulla rete (barcamp e affini) nell’avere San Lorenzo come sponsor? Anche qui: San Lorenzo non vuole sponsorizzare un bel niente. Tutto è nato “per caso”, col BarCamp di Roma, alla cui organizzazione partecipai sia pure a distanza, semplicemente col chiederci come risolvere il problema del pranzo, e semplicemente col dirci che avrei potuto inviare i prodotti SL. Non è MAI San Lorenzo a “offrire sponsorizzazioni” (tutti gli organizzatori di barcamp te lo possono testimoniare), ma tutto parte *sempre e solo* da una richiesta in tal senso da parte di chi organizza. E ti dirò anche che sto seguendo con attenzione la discussione sulla “inflazione” di BarCamp in Italia, e che probabilmente cominceremo a dire no a qualche richiesta, perché (ci sto pensando, ma) credo di condividere, da “barcamper”, la considerazione lanciata da Giovy, tanto per dirne uno.
4. Francamente non capisco questa tua “divisione” tra blog “influenti” e blog, come definirli in maniera politically correct?, “normali”. Quali sono i blog “influenti” per te? Quelli in testa a questa o quella classifica? Influenti su che? E su chi? Personalmente mi ribello a questa riproduzione, per la blogosfera, delle dinamiche proprie dei mass media. Non esistono “i blog influenti”: esistono blog più o meno influenti su questo o su quell’argomento, su questa o quella discussione, su questa o quella vicenda. Non so se il mio blog è “influente” o no secondo i tuoi parametri: so che, proprio in quanto è *il mio blog*, continuerò a parlare sempre e solo di ciò che mi va e mi interessa, e di ciò che credo possa interessare chi condivide i miei interessi, passioni, ecc. Non posterei mai una cosa su un argomento sotto i riflettori, di cui però non mi frega niente, o su cui non ho niente da dire, semplicemente perché “ne devo” parlare.

5. Condivido appieno il tuo accorato appello: cercate di non essere Antonio Tombolini, per carità, quello che c’è basta e avanza e, devo dire sinceramente, ne sono abbastanza soddisfatto
@ANTONIO Tombolini:
Riformulo: sostituiamo “obiettività” con “distacco“, nel senso che non avendo niente a che fare con San Lorenzo, non avendo mai partecipato (per mia pigrizia, lo ammetto) a un barcamp e non conoscendo di persona nessuno dei soggetti coinvolti nella vicenda, guardo la situazione con meno emotività di chi la vive dall’interno o attraverso persone che conosce direttamente.
Il fatto che tu abbia risposto alla questione nonostante non fossi direttamente coinvolto lo vedo come una cosa positiva, non conoscendoti non mi permetto di insinuare niente.
1. Quello che intendo dire con quando parlo di “trovarsi coinvolto” è semplicemente che, essendo tu il reponsabile della comunicazione web di un’azienda abbastanza esposta nella blogsfera, il silenzio sarebbe sembrato quantomeno sconveniente. Che poi tu esprima il tuo punto di vista su questioni che ti interessano indipendentemente da questo tipo di situazioni non lo metto in dubbio, diciamo che se questa non fosse la tua indole non saresti adatto al tipo di lavoro che fai. Alla fin fine voleva essere, diciamo, una specie di attenuante per alcuni atteggiamenti che personalmente mi sono sembrati eccessivamente polemici, tutto qua.
2. Il punto dell’articolo era proprio questo: cercare di fare un’analisi sulla reazione della blogsfera quando ad essere coinvolta in uno “scandalo” è un’azienda che in qualche modo si è esposta in rete.
3. Non conosco le dinamiche di sponsorizzazione dei barcamp, nel caso specifico non posso che crederti, naturalmente. Riguardo al possibile imbarazzo nell’avere San Lorenzo come sponsor, però, penso che sia del tutto ininfluente la questione del “chi chiede a chi”. In un caso o nell’altro, penso che un ipotetico organizzatore di barcamp potrebbe farsi delle remore nell’accettare una sponsorizzazione da San Lorenzo o nel chiederla. Questo per una banale questione, chiamiamola così, di immagine pubblica. Non sto dicendo che San Lorenzo sia colpevole nè che sia innocente, sto dicendo che è coinvolta in una questione abbastanza spinosa e che questo potrebbe creare dei problemi.
4. La “blogsfera influente” esiste eccome e non significa che sia qualcosa di negativo. Mi sta bene che, essendo la rete un ambiente più aperto di altri e le cui barriere di ingresso sono decisamente più basse (per non dire nulle) che in altri media, sia possibile per tutti esprimere la propria opinione ed essere, potenzialmente, dei top-blogger. Non si può però negare che esistano persone che sono in qualche modo più influenti di altre. Per “influenti” intendo qualcosa di difficilmente misurabile, un mix di autorevolezza e seguito che non significa lobby: significa essersi costruiti una reputazione in rete con impegno e qualità di contenuti. Parlo, giusto per citare qualche esempio, dei vari Beggi, Conti, Mantellini, Quintarelli, eccetera. E’ evidente che questa tipologia di blogger abbia maggiore autorevolezza del “blogger medio” e spesso questo deriva da meriti personali e un sacco di lavoro, sia ben chiaro. Se il tuo blog sia influente? Dal mio punto di vista lo è: è influente in quanto mi par di capire che sia molto seguito e che generi discussione. Anche questa è una componente dell’essere influenti. Come dicevo prima, è più una sensazione che una misura, ma non si può negare che esista. La linea di divisione fra chi è influente e chi non lo è, naturalmente, è molto sfumata.
5. Il “cercate di essere più $tizio che $caio” voleva essere più che altro una battuta finale, riferita alla differenza di atteggiamento che avevo colto durante l’articolo. Vedo che hai preso la cosa con la giusta ironia, la cosa ti fa guadagnare punti-stima. Poco influenti, però
ciao.
Matteo
@markingegno:
Parlavo di blog importanti, non certo di quelli importantissimi come il tuo
ah, ecco.
Dal basso della mia ignoranza, condivido l’analisi di Tombolini sui blog influenti e ininfluenti sebbene si sfiori il paradosso: è evidente che i blog influenti sono solo quelli in cui ha risposto direttamente la San Lorenzo o nella maggior parte dei casi Tombolini stesso. Quelli ininfluenti sono quelli in cui la gente ininfluente è andata avanti a discutere da sola
Paradossalmente quindi, si dimostra il contrario di ciò che si sostiene. I blog ininfluenti esistono e la distinzione la sa fare anche chi se ne dice estraneo.
Ma è tutto solo un divertente paradosso, nulla da eccepire sul resto
Grazie per i tuoi punti-stima: per quanto mi riguarda restano la cosa più influente che ci sia. Anche i siti (o blog) porno sono molto seguiti, ma non sono influenti. Quindi insisto sulla mia idea: MAI (e dico MAI!) identificare (o anche solo correlare) automaticamente il numero di visitatori di un sito con la sua autorevolezza.
@Antonio Tombolini:
Quando parlavo di influente infatti, ho detto che mi riferivo a “qualcosa di difficilmente misurabile, un mix di autorevolezza e seguito che non significa lobby: significa essersi costruiti una reputazione in rete con impegno e qualità di contenuti”.
Dal mio punto di vista, il seguito è senza dubbio uno dei fattori che determinano il fatto che un sito/blog sia più o meno influente. Non necessariamente il più importante.
A presto.
Matteo