Il disegno di legge Prodi-Levi sull’editoria, approvato lo scorso 12 ottobre dal Consiglio dei Ministri senza che nessuno di essi si sia dissociato, è l’argomento caldo di questo periodo, sia sui media tradizionali che in rete. Dopo il goffo tentativo (peraltro riuscito, visto che la legge 62/2001 è in vigore) di imbavagliare la rete da parte del governo Amato, nel marzo del 2001, oggi ci riprova questo confusionario centro-sinistra. Prima di entrare in vigore, il DDL dovrà superare l’iter parlamentare, e visto che ultimamente il termine blog è diventato piuttosto famoso, immagino che non ci saranno grosse difficoltà nell’approvare una legge che di fatto imbavaglia qualsiasi pagina web, magari inserendola nella finanziaria per destare meno clamore.
Analizziamo con un po’ di calma il testo del DDL: proseguendo nella lettura ci si renderà conto del fatto che i motivi di preoccupazione sono molti e ben fondati.
Articolo 2:
1) Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.
Questo articolo va a sostituire le definizioni presenti nell’articolo 1 della legge 62/2001, che si “limitava” a definire il prodotto editoriale come “il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico“. Oggi, per non rischiare di essere poco chiari, si parla di “qualsiasi prodotto” e si estendono le finalità a qualcosa che definire “qualunque cosa” sarebbe riduttivo. Dubito dell’esistenza di pagine web che non rientrino in questa definizione.
Articolo 5:
1) Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L’esercizio dell’attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative.
Se si prendesse alla lettera questo articolo, risulterebbe che anche il pensare a cosa scrivere sia un’attività editoriale. Voglio però essere realista, e dico che la pubblicazione di un blog o di qualunque contenuto su Internet sia, a questo punto, un’attività editoriale a tutti gli effetti. Nell’attività editoriale sono ovviamente compresi i lauti guadagni derivanti da AdSense e simili, ma anche non inserendo annunci pubblicitari sul proprio blog non si scappa, vale per qualunque pirla voglia scrivere qualcosa, anche solo per divertirsi. Me compreso, con l’aggravante di aver quasi raggiunto, negli ultimi mesi, la fantasmagorica somma di 10 euro grazie alla pubblicità che vedete sotto il titolo. Altri 90 e divento ricco!
Articolo 6:
1) Ai fini della tutela della trasparenza, della concorrenza e del pluralismo nel settore editoriale, tutti i soggetti che esercitano l’attività editoriale sono tenuti all’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione, di cui all’articolo 1, comma 6, lettera a), numero 5, della legge 31 luglio 1997 n. 249. Sono esclusi dall’obbligo della registrazione i soggetti che operano come punti finali di vendita dei prodotti editoriali.
[...]
4) L’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni adotta un regolamento per l’organizzazione e la tenuta del Registro degli operatori di comunicazione e per la definizione dei criteri di individuazione dei soggetti e delle imprese tenuti all’iscrizione, ai sensi della presente legge, mediante modalità analoghe a quelle già adottate in attuazione del predetto articolo 1, comma 6 della legge 31 luglio 1997 n. 249 e nel rispetto delle disposizioni già contenute nell’articolo 5 della legge 8 febbraio 1948, n.47.
Appurato che un blog è un’attività editoriale, in base al comma 1 diventa dunque obbligatorio iscriversi al ROC, con tutte le spese e lungaggini burocratiche che ne conseguono. Per aggiungere maggiore confusione, però, sarà un’autorità indipendente a decidere chi è tenuto all’iscrizione, con una palese contraddizione del primo comma.
Articolo 17:
1) Sono concessi contributi diretti a favore di:
a. cooperative giornalistiche editrici di quotidiani e periodici costituite da almeno cinque anni, ai sensi degli articoli 2511 e seguenti del codice civile, composte esclusivamente da giornalisti professionisti, pubblicisti, poligrafici o grafici editoriali, e che associno almeno il cinquanta per cento dei giornalisti dipendenti.
b. imprese editrici [...]
c. imprese editrici [...]
d. imprese editrici [...]
e. imprese editrici [...]
Se i blogger sono sicuramente compresi fra i soggetti ad avere degli obblighi, altrettanto sicuramente non sono fra quelli che potranno accedere a contributi economici. Però si rischia comunque di finire in galera per aver scritto una cazzata.
LA DISCUSSIONE IN RETE:
Come dicevo all’inizio dell’articolo, questo disegno di legge sta diventando un tema molto caldo sia in rete che sui media tradizionali, come testimonia il gran numero di articoli indicizzati da BlogBabel sull’argomento.

Le opinioni sono generalmente negative, ad oggi ho letto solo due persone che esprimono un cauto ottimismo nei confronti del DDL. Una è ovviamente Ricardo Franco Levi, co-firmatario del DDL, che spiega in un’intervista quali siano le vere finalità della legge: “Lo spirito del nostro progetto non è certo questo. Non abbiamo interesse a toccare i siti amatoriali o i blog personali, non sarebbe praticabile“. Lo spirito non sarà questo, ma la legge dice l’esatto contrario delle sue parole.
Mi stupisce che l’altra voce “fuori dal coro” sia di una blog-dotata. Facendo leva sulle stesse dichiarazioni del sottosegretario, Elena esprima perplessità nei confronti delle reazioni al disegno di legge, citando un articolo di Gianni Cuperlo che chiude dicendo: “Quella che mi pare non vi sia davvero è una presunta volontà liberticida del governo di centrosinistra“. Il mio consiglio, per entrambi, è di leggere con calma il disegno di legge.
LE MIE CONSIDERAZIONI:
Le mie opinioni in merito alle leggi sull’editoria che cercano di coinvolgere la rete non sono cambiate rispetto al 2001. Ho ripescato un mio commento dell’epoca, in cui rispondevo garbatamente a Pierluigi Spiezia sulle cazzate che aveva appena scritto. Oggi, leggendo gli articoli del nuovo DDL e le dichiarazioni di Levi, la mia impressione è quella uno che si sente dire “hai capito male, non devi preoccuparti di quel tizio che sta dietro di te con il martello, non ha niente a che vedere con il cuneo che ti ho appena messo nel culo“. Si, le parole del sottosegretario Levi suonano proprio in questo modo.
APPROFONDIMENTI:
Tra i moltissimi commenti che si possono trovare in rete sull’argomento, segnalo l’articolo di Master New Media a cura di Valentino Spataro, pubblicato anche su Civile.it/Internet.
Esiste anche una petizione online contro questo disgno di legge: speriamo di essere ascoltati, per una volta.




Questo governo di “monnezza” deve andare assolutamente a casa. Non è possibile ! Da quando sono al governo questi qua, ho assistito a troppe “leggi minchiate”, “decreti salvaculi”, “indultisalvassassini” ecc…
Neanche il governo della passata legislatura ha saputo esprimersi in cotal guisa !!!
A questo punto mi chiedo, perchè non leviamo di mezzo tutti sti coglioni in cravatta, e mettiamo un imperatore ?
Il risultato politico non cambierebbe, ma almeno risparmieremmo un botto di soldi in stipendi a gente che non meriterebbe nemmeno la tessera dei punti al supermercato !!
Che tristezza
Pingback: diggita.it
E’ un decreto da terzo mondo questo.
Se vogliamo che l’Italia regredisca ancora un po’, allora siamo sulla strada giusta.
Internet è l’ultimo baluardo di libertà (e giustizia) della nostra società. E’ veramente libero e chiunque può dire la propria opinione, dal ragazzino tredicenne all’anziano.
Internet deve rimanere fuori dal controllo politico. Le tasse sono già tante e se continuano ad aggiungerne di nuove nessuno vorrà più pagarle.
Questa è informazione disinformata…
Il ddl non pone rischi per i blogger, essi non rientrano nell’ambito soggettivo del disegno, né i weblog rientrano in quello oggettivo. I blogger non fanno attività editoriale, forse solo qualcuno, ma in generale no.
Qualche sito web (aziendale o non) può anche darsi si occupi di attività editoriale senza autorizzazione formale (registrazione in tribunale) e qui bisognerà approfondire meglio. Ma i weblog no, non centrano nulla. Chi ha un blog ed espone, con esso, i propri pensieri non fa alcuna attività editoriale, né lucrativa né non. E il weblog non è certo un prodotto editoriale.
Qualcosa l’ho spiegato nel mio ultimo post
http://www.lucalodi.it/2007/10/21/ddl-editoria-e-gia-sono-polemiche-dal-web-ma-i-blogger-non-sono-coinvolti/
E’ informazione sbagliata dire che il ddl metterebbe il bavaglio ai blogger. Bastano un’interpretazione letterale ed un sistematica per comprendere come ciò non sia vero.
Cordialmente.
LL
Quello che dici tu, Luca, è vero. Però è facile parlare con il senno di poi. Quando questo articolo è stato scritto, le precisazioni sul testo della proposta di legge da parte di Levi e dei vari soggetti interessati, non erano ancora state fatte.
In ogni caso, quand’anche queste precisazioni rispondessero alle vere intenzioni della proposta, secondo me restano comunque valide le motivazioni che hanno spinto centinaia, forse migliaia di persone a chiederne la cestinatura.
A dire il vero, anche con il “senno di poi”, la mia idea non cambia. Le interpretazioni del sottosegretario nè quelle di nessun altro cambiano il disegno di legge, che agli articoli 2 e 5 definisce il prodotto editoriale e l’attività editoriale.
Nel momento in cui qualcuno dovesse essere sanzionato, si difenderà dicendo che il sottosegretario aveva detto così e colà? Non credo proprio…
Lo so MAtteo, infatti anche io sono daccordo con te
Era prevedibile una marcia indietro in merito al discusso provvedimento di legge sulla regolamentazione del blog. Sarebbe auspicabile che la voce del dissenso fosse netta, forte e chiara anche per altre questioni gravi, urgenti e spinose (una per tutte…la deriva del tessuto connettivo della società, la famiglia)