Il super martedì italiano: elezioni in aprile
6 Febbraio 2008, scritto da Matteo
E così l’Italia batte sul tempo gli americani: mentre negli Stati Uniti si celebra il Super Tuesday, che dovrebbe dare almeno una chiara indicazione su quali saranno i candidati alla presidenza, Franco Marini si rassegna all’assenza di una maggioranza, anche solo temporanea, e riconsegna le sorti del parlamento in mano al presidente della repubblica.
Con tutta probabilità, dopo le consultazioni con i presidenti delle camere, uno dei quali è lo stesso Marini, la legislatura più breve della storia della repubblica vedrà la sua fine e si andrà alle elezioni anticipate. La data più indicata è il 13 aprile, in cui si potrebbero accorpare le politiche con il primo turno delle amministrative, nelle regioni e provincie in cui avranno luogo.

A questo punto parte ufficialmente una campagna elettorale già iniziata da qualche settimana: il confronto sarà fra Veltroni, che da sindaco di Roma mi dà l’impressione di percorrere una strada ben nota a Rutelli, e l’eternamente giovane Berlusconi. Da una parte il Partito Democratico annuncia di voler correre in solitaria, escludendo dalle liste tutti coloro che abbiano ricevuto una condanna o che abbiano procedimenti penali in corso, dall’altra Berlusconi annuncia aperture alla futura opposizione, parlando già da vincitore, consegnando ministeri e cariche a non meglio precisati esponenti del PD.
L’unica cosa che mi consola, una magra consolazione a dire il vero, è che la legislatura non abbia raggiunto i 2 anni e mezzo necessari per far maturare il diritto alla pensione ai ciarlatani che hanno popolato il parlamento e che, per la maggior parte, lo popoleranno anche nella prossima legislatura. Quello che mi infastidisce è invece tornare alle urne con una legge elettorale che non permette, di fatto, agli elettori di scegliere nulla.
L’unica certezza saranno le fastidiose dichiarazioni pre-elettorali che nei prossimi due mesi popoleranno giornali, televisioni e con buona probabilità anche la rete. Nel frattempo, il referendum sulla legge elettorale è stato posticipato di un anno.
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Veltroni ha deciso, correrà da solo con il suo partito, senza stringere alleanze con le forze della sinistra. Diliberto, Giordano e Pecoraro Scanio gli avevano chiesto di ripensarci ma lui è stato inamovibile: “troppo distanti le nostre visioni su alcuni punti programmatici, per correre assieme”. Così la Sinistra presenterà un proprio candidato, presumibilmente Bertinotti, e il Centro Sinistra andrà alle elezioni con Veltroni candidato premier.
Veltroni sa che, così facendo, perderà sicuramente, ma attirerà parecchi consensi scegliendo una via coraggiosa. Probabilmente il PD diventerà il primo partito italiano, guadagnando autorevolezza e rispetto.
Il Sindaco di Roma accetterà quindi questo passaggio alla “sconfitta onorevole”, per provare a vincere domani. E’ stata una scelta obbligata anche perché con le sue dichiarazioni, Veltroni aveva contribuito a fare cadere il governo Prodi, minandone la stabilità; sarebbe stato un controsenso tornare indietro su quella decisione.
Veltroni vuole provare a portare il sistema americano in Italia, ma l’Italia non è l’America e forse quel PD allora, diventerà l’acronimo di una secca bestemmia…
Tralascio i commenti politici per una banale considerazione: questi stanno facendo il gioco delle sedie sulla nostra pelle.