Ma una domanda ai candidati premier proprio non la volete fare?

In questi giorni, dopo l’entusiasmo iniziale verso il progetto 10domande, leggo in rete diverse critiche, alcune delle quali mi sembrano poco più che sterili polemiche.

Il progetto è una novità, in Italia, e l’intento è quello di permettere a chiunque di fare una domanda a quelli che saranno i candidati premier: domande non mediate, filtrate non da qualche ufficio stampa ma solo dai voti di chi le ascolta. Lo strumento ha dei difetti sia nell’atto di votare che in quello di inserire le domande, ma essendo un progetto nato in poco tempo non mi sento di criticare più di tanto: lo considero un buon esperimento, una base di partenza. Gli errori e le critiche serviranno a migliorare, come sempre, ma alcuni toni mi sembrano eccessivi: sia nell’articolo di Gigi che in quello di Monica intravedo una polemica che non capisco, sulla tecnica e sui contenuti.

Se sulla tecnica posso trovarmi in parte d’accordo, sui contenuti no. Le domande non sono riservate a qualcuno in particolare: sebbene sia facilmente prevedibile che le prime persone a partecipare siano quelle che la rete la conoscono, la possibilità di pubblicare una domanda è aperta a tutti. Se un argomento non piace basta dargli un voto negativo, se nessuno chiede quello che interessa a me, mi metto davanti alla webcam e faccio io la domanda.

Secondo me vanno chiariti due equivoci:

Il fatto che poi il quotidiano ne abbia dato ben poco risalto, è una delle cause per cui le domande possano sembrare monotematiche. Ne sono venuto a conoscenza dal blog di Nicola Mattina e non ne ho sentito parlare da altre parti, neanche da parte del Sole 24 Ore. Chi abbia fatto cosa, chi non abbia fatto quello che avrebbe potuto e soprattutto i motivi per cui le cose sono state fatte e non fatte lo potranno spiegare coloro che hanno partecipato al progetto.

Per quanto mi riguarda, concordo con Maxime sul fatto che l’inserimento di una domanda richieda determinate conoscenze della rete (e un account su YouTube). Se invece che registrare, caricare e segnalare ci fosse un bel pulsantone “Registra la tua domanda” (un po’ come succede nei commenti di questo blog, ma nessuno si è degnato di lasciare un video-commento, neanche per dirmi che sono un pirla o per provare come funziona), sarebbe molto più facile. Più facile per gli utenti, perchè mettere insieme un sistema del genere è decisamente più complesso che appoggiarsi a YouTube e i tempi di realizzazione sono stati troppo brevi per consentirlo: lo lascio come appunto per la prossima versione.

Fatto sta che, in questo momento, tra le 10 domande più votate ce n’è una sola che può essere considerata “da blogger”, due che riguardano argomenti tecnici (rilevanti, secondo me, anche per chi tecnico non è) e sette su altri temi:

Faccio anche un po’ di sana autopromozione, proponendo di nuovo le mie domande. Non sono “da cittadino digitale“, se vi piacciono date un voto positivo, altrimenti si può anche dire che fanno schifo, sperando che i problemi tecnici siano risolti.

Se poi volete ascoltare quelle degli altri o proporre la vostra, è sufficiente andare sul sito di 10 domande!

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12 Responses to Ma una domanda ai candidati premier proprio non la volete fare?

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  4. gigicogo says:

    Con Nicola ci siamo scritti un sacco oggi, ed è riuscito a sbloccare alcuni controlli sull’IP. Ovvero a farli sbloccare da Elastic.
    Spero che converrai con me che non esiste una tecnologia dominante. Bisogna dominarla.
    Il mio intervento era teso a questo. L’idea è buonissima ma se ostacolata dal “non si può fare” diventa sterile.
    Ciao

  5. Sir Drake says:

    Chiedo scusa se sono caduto nell’errore di credere che l’iniziativa fosse del Sole 24 Ore, ma sono stato tratto in inganno dal fatto che le “10 domande” si trovano sul sito http://www.10domande.il sole24ore.com.
    In ogni caso, mi sembra anche di aver detto che a realizzare il progetto è stato Nicola Mattina con il suo staff.
    Rispetto ai contenuti delle domande, è vero quello che dici: i temi affrontati dalle prime dieci domande sono di interesse generale. Ma nel momento in cui Monica e io abbiamo deciso di scrivere quelle nostre riflessioni, la maggior parte delle domande erano molto specifiche sulla rete e sulla “cittadinanza digitale”.
    Sono felice che nei giorni successivi, il dibattito si sia arricchito.
    Fermo restando che anche quelli sono temi importanti, ero rimasto sorpreso del fatto che una parte dei blogger (siamo d’accordo sul fatto che non possono essere considerati come una categoria, ma lo faccio per semplicità) è concentrata solo su certi temi, perdendo di vista le potenzialità che avrebbe la rete (e chi la frequenta), per portare innovazione nella nostra società.
    Non mi sembrava una riflessione così sconvolgente, ma vedo che ha suscitato clamore.
    Mi dispiace se qualcuno si è offeso, perchè non era mia intenzione offendere nessuno.
    La tua domanda, Matteo, io l’ho votata.

  6. Matteo says:

    Cazzarola, per una volta che qualcuno lascia un video commento qualcosa va storto e non riesco a vederlo. E’ un problema mio o neanche altri ci riescono? Nel caso, chiedo a Nicola di riprovare, se non altro come test, e mi cospargo il capo di cenere… :-P

  7. Matteo says:

    @gigicogo:
    Dico solo che il tono del tuo articolo mi ha un po’, come dire, colpito. Vedo in giro complimenti per porcherie mal realizzate di ogni genere (non ho in mente un esempio, se qualcuno me lo volesse chiedere) e questo non mi sembrava il caso, tutto qua. Che poi l’intento fosse diverso, si è capito dopo. :)

    @Sir Drake:
    Il link in quel punto è per sottolineare quel “è ancora una volta la stampa tradizionale a ricercare un modo nuovo di utilizzare la rete“. La definizione di blogger la considero inesistente già da un po’: vedere video con scritto, in sovraimpressione, “Nome Cognome – Blogger” mi fa venire in mente la domanda “si, ma che cazzo fai nella vita?” :D

    Il mio ragionamento sui contenuti è questo: le domande riflettono gli interessi delle persone che le fanno, se la maggior parte di chi le pone appartiene a una certa categoria di persone (qualunque essa sia), rispecchieranno più quella categoria che altre. Per le domande generaliste, con tutto il rispetto per il tuo lavoro e per i tuoi colleghi, un giornalista qualunque è più che sufficiente.

    Il bello di questo sistema è che non esiste solo chi pubblica domande, ma anche chi le valuta e solo alla fine emergono gli argomenti che più interessano le persone, o quella parte di persone che ha partecipato all’iniziativa. Per questo motivo non ho ben capito le critiche sui contenuti, che sembravano poste in modo da dare la colpa alla “società”, quando la società siamo noi che ne facciamo parte.

  8. Sir Drake says:

    Forse ho dato un’impressione sbagliata. Mi spiego meglio: la mia affermazione rispetto ai media tradizionali era un modo per sottolineare che – contratriamente a quanto sostiene qualcuno – non c’è alcuna crociata dei giornalisti contro i blog.
    Ci sono, al contrario, molte iniziative editoriali che dimostrano che si può collaborare raggiungendo risultati interessanti, come “10 domande” e come “NetMonitor” di Repubblica.
    Sui “blogger” sono perfettamente d’accordo con te.
    Il fatto che anche i frequentatori della rete, alla fine, abbiano scelto le domande sui temi di interesse generale ti dimostra che per fare domande intelligenti non serve un giornalista qualunque.
    Basta un cittadino qualunque. ;)

  9. Matteo says:

    @Sir Drake:
    Dei giornalisti non saprei, non di tutti almeno. Quello che ho notato è un certo timore, più o meno volontario e non da parte di tutti, verso il mezzo in quanto meno controllabile rispetto all’editoria tradizionale, che sia cartacea o televisiva. Penso sia normale, storicamente è successo verso tutti i nuovi sistemi di comunicazione.

  10. Bruno says:

    un progetto a mio avviso molto più interessante è OpenPolis.it
    su OpenPolis.it è possibile monitorare l’attività svolta dagli oltre 100.000 politici italiani (dagli europarlamentari ai consiglieri comunali)
    è possibile seguire le dichiarazioni rese dai politici, come hanno votato per le varie leggi, queali sono le posizioni dei partiti…

    inoltre in questi giorni sta arrivando alla conclusione la scelta dei quesiti da porre ai partiti per poter riproporre il servizio”voisietequi.it” dove, esprimendo la propria posizione su varie tematiche, si può vedere quanto sianmo affini alle posizioni espresse dai vari partiti

    il progetto secondo me è molto più interessante perchè è svolto interamnete da persone, senza condizionamenti o sovvenzionamenti da confindustria (ilsole24ore) o qualsiasi altro gruppo economico o politico
    inoltre la piattaforma software utilizzata è molto ben fatta e permette di partecipare in vari modi: inserendo dichiarazioni, partecipando a discussioni, commentando o votando le opinioni espresse da altri utenti…

  11. @Bruno. Sono perfettamente d’accordo con te: OpenPolis è un progetto molto interessante e io sono iscritto come convinto sostenitore dell’iniziativa. Così come interessante è WikiDemocracy. Però parliamo di cose completamente differenti dal punto di vista dello scopo: 10domande infatti è un progetto di giornalismo partecipativo il cui valore sta proprio nell’essere ospitato dal sito del Sole 24 Ore. Si tratta di sperimentare forme di ibridazione tra l’informazione tradizione (che piaccia o no, è ancora quella dominante) e quella grass root. Tutti i modelli posso convivere tranquillamente.

  12. Matteo says:

    @Bruno:
    Grazie della segnalazione: non conoscevo openpolis.it e ne sono rimasto affascinato. Come ha scritto Nicola, però, è diverso da 10domande e le due cose possono convivere tranquillamente. Considero 10domande un esperimento: una volta superate alcune difficoltà tecniche (non ultimo il fatto che l’utente deve registrare un video e caricarlo su YouTube) penso che diventerà un progetto ancora più interessante.

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