Legge elettorale, riflessioni dopo qualche giorno e qualche calcolo
21 Aprile 2008, scritto da Matteo
In tempi non sospetti, avevo scritto qualche proposta per la legge elettorale. Risultati alla mano, ho voglia di fare qualche (interessantissima!) riflessione: visto che il nuovo presidente del consiglio si è affrettato a giudicarla “non così cattiva” (non si prevedono dunque grosse modifiche, se non sul premio di maggioranza al senato, che nelle intenzioni del cavaliere potrebbe passare da regionale a nazionale), mi sembra corretto mettere in luce qualche incongruenza fra la volontà degli elettori e la composizione del nuovo parlamento.
Qualche premessa, onde evitare inutili polemiche pseudo-politiche:
- Non è mio interesse difendere nè Berlusconi nè Veltroni (in rigoroso ordine alfabetico), anzi: il ragionamento che farò si basa esclusivamente sui numeri, lo riterrei valido anche a parti invertite.
- I calcoli che farò sono molto semplificati rispetto all’idea del mio articolo di gennaio: prenderò in considerazione solo la camera dei deputati e solo i dati complessivi nazionali, anzichè analizzarli regione per regione. Il motivo è molto semplice e si chiama “pigrizia”: se qualcuno ha voglia di farsi i conti nel dettaglio, mi faccia la cortesia di mandarmeli e li pubblicherò più che volentieri.
- I colori che ho usato nella tabella non hanno nessun significato politico: il rosso significa solo “rosso” e il blu significa solo “blu”, per una volta in questo benedetto paese.

Innanzitutto qualche chiarimento sui dati: i numeri in blu sono tratti dallo speciale-elezioni di Repubblica.it: l’affluenza assoluta e il numero di schede bianche/nulle li ho calcolati in base a quei dati perché, come fa giustamente notare Alessandro, non sono presenti neanche sul sito del Ministero dell’Interno.
Per quanto riguarda le percentuali, nella colonna “relativo validi” ci sono quelle ufficiali (considerate sul totale dei voti validi) mentre nella colonna “relativo affluenza” ho messo quelle considerate sul totale dei votanti (compresi quelli che hanno lasciato la scheda bianca o che l’hanno annullata).
Anche per i seggi ci sono due colonne: la prima rappresenta quelli effettivamente assegnati ai partiti, la seconda quelli che spetterebbero loro in proporzione ai voti ricevuti. Questi dati tengono conto anche delle schede bianche e nulle, alle quali assegno 23 seggi.
Osservazioni numeriche:
- Tutti i partiti ammessi alla camera si sono spartiti (chi più chi meno, in base al premio di maggioranza ricevuto) i voti di quelli non ammessi. Le schede bianche e nulle, sebbene rappresentino un voto a tutti gli effetti (”mi fate schifo tutti”, o qualcosa del genere) non vengono prese in considerazione nell’assegnazione dei seggi.
- Per effetto del punto precedente, la maggioranza parlamentare non corrisponde (nei numeri) a quella espressa dagli elettori: chi governa avrà 62 seggi in più rispetto a quelli che avrebbe avuto in proporzione ai voti ricevuti.
- Quasi 5 milioni (4.964.849, per la precisione) di elettori non sono rappresentati in parlamento.
- A chi propone una riduzione dei seggi parlamentari, dico che è sufficiente guardare la percentuale di schede bianche e nulle: non sono altro che la volontà degli elettori di ridurre il numero di parlamentari o di presentare altri candidati. Se a chi ha espresso questa volontà (un voto con la stessa dignità di quello valido, dal mio punto di vista) si facessero corrispondere dei seggi vuoti in parlamento, la riduzione sarebbe automatica: significherebbe 23 poltroncine vuote.
- SVP e ALD, movimenti autonomisti rispettivamente dell’Alto Adige e della Valle d’Aosta, raccolgono un totale di 3 deputati con la bellezza dello 0,45% dei voti (uno di troppo, in proporzione ai voti ricevuti): la Destra e la Sinistra Arcobaleno, che insieme fanno il 5.29% (2 milioni di voti, più di 10 volte tanto) non ne hanno neanche uno.
- Un milione e mezzo di elettori, che hanno votato piccole formazioni, si trova senza neanche un parlamentare mentre il MAS, alleato con il centro-destra, ne porta a casa 8 con meno di 1/3 dei voti ricevuti: la proporzione dovrebbe essere 26-7 in favore dei piccoli partiti, invece è 0-8.
Certo, il proporzionale non garantisce la governabilità. Penso però che lo scopo della legge elettorale sia quello di rendere il parlamento conforme alla volontà espressa dagli elettori: quello di rendere governabile il paese, e di governarlo bene, è il lavoro dei parlamentari. Visti gli stipendi, è giusto o no che abbiano un lavoro difficile?
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Ci sono queste discrepanze adesso, figuratevi la volta scorsa quando il governo di sinistra, perdente al senato, aveva avuto alla camera i 140.000 voti della Lega Lombarda della sorella di Bossi, con i quali aveva racimolato i famosi 24mila, per vincere (si fa per dire). Rappresentatività uguale a zero.
@Vittorio:
Perdente sul dato complessivo nazionale, ma vincente con i premi di maggioranza regionali. Da quanto mi risulta, questo dipende dall primo comma dell’articolo 57 della Costituzione: “Il Senato della Repubblica è eletto a base regionale, salvi i seggi assegnati alla circoscrizione Estero“.
Detto questo, le mie proposte le ho fatte tre mesi fa senza quelle polemiche pseudo-ploitiche che avrei voluto evitare anche oggi.