Detassazione degli straordinari: una pessima idea?
16 Maggio 2008, scritto da Matteo
Uno dei cavalli di battaglia nella campagna elettorale del centro-destra è stata la questione della detassazione degli straordinari: qualcosa che, a sentire loro, premierebbe chi è più produttivo e porterebbe più soldi nelle tasche degli italiani. Potrebbe sembrare effettivamente vero, ma non è proprio così.
E gli svantaggi?
Per prima cosa, non tutti hanno gli straordinari pagati: basti pensare a chi ha un contratto a progetto (che per sua natura non vede distinzione fra lavoro ordinario e straordinario, essendo legato, almeno in teoria, al raggiungimento di un obiettivo e non a un certo numero di ore lavorative giornaliere o settimanali) o semplicemente a chi non timbra un cartellino. Si tratta spesso di fasce deboli della popolazione, che si troverebbero automaticamente esclusi da questi presunti vantaggi.
A parte queste considerazioni, un’eventuale detassazione del lavoro straordinario avrebbe conseguenze negative per l’occupazione. Supponendo un ufficio di 8 persone che abbia bisogno di una persona in più: per il datore di lavoro (e, nel breve periodo, anche agli stessi impiegati) sarebbe più conveniente un’ora al giorno di straordinari rispetto all’assunzione di un altro dipendente. Tutto questo senza un ritorno economico per lo stato e con una persona che se ne resta a casa, magari incassando dallo stato un contributo per la disoccupazione.
Quale soluzione?
Mi sembra più logico, in un’ottica in cui straordinario significa “che ha carattere speciale e temporaneo“, detassare (in misura minore, riguardando una fetta di popolazione molto più grande) il lavoro ordinario e aumentare la pressione fiscale spettante alle aziende per il lavoro straordinario. In questo modo i vantaggi sarebbero molteplici:
- Nel momento in cui lo straordinario è sconveniente (per l’azienda) rispetto all’assunzione, aumenterà l’occupazione.
- Maggiore occupazione significa più entrate per lo stato (più persone che pagano le tasse, anche se ognuno paga un po’ meno) e minori uscite (contributi per disoccupazione).
- I vantaggi della detassazione raggiungerebbero, sebbene in misura minore, una fetta di popolazione maggiore. Tra questi rientrerebbero anche quelli che avrebbero più bisogno di una riduzione delle tasse.
- Il lavoro straordinario sarebbe comunque possibile, ma gli svantaggi economici per le aziende in questo caso spingerebbero a utilizzarlo solo in casi di reale (e tamporaneo) bisogno, riportandolo al suo significato originale.
Ho clamorosamente dimenticato qualcosa o il mio ragionamento ha una sua logica?
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I vari contratti nazionali prevedono un massimo numero di ore mensili di straordinario, che gia’ adesso si superano (poi ci si accorda per recuperarli con ore di permesso solitamente).
Il contributo per la disoccupazione invece non mi ricordo fosse stato citato dall’attuale Governo (dall’Opposizione si).
Tra l’altro, chi non timbra solitamente e’ quadro o dirigente, e non ha gli straordinari pagati da quel di’ (non che si lamentino, dato quello che prendono :P)
Per il resto, se disincentivassero lo straordinario al livello che proponi, ci potrebbero essere seri problemi di produttivita’.
Tempo fa mi sono trovata in un periodo di emergenza in cui ho dovuto fare un paio d’ore di straordinario al giorno per qualche tempo.
Le dovevo fare io (e gli altri della mia “squadra”) perche’ eravamo *noi* a seguire la “faccenda critica”.
Se fosse stato disincentivato fino a quel punto avrebbero dato una criticita’ in mano a gente che non avrebbe saputo come prenderla.
Sul troppo lavoro a progetto che io sappia hanno intenzione di aggiustare la legge, per fare in modo che “a progetto” diventi proprio “a progetto” e non una “maschera” per del lavoro dipendente passato per altro.
Sinceramente non puoi chiudere la faccenda in poche righe… E’ molto complesso il meccanismo degli straordinari.
Per cominciare non hai tenuto conto delle varie classi di lavoratori presenti in Italia. Ti faccio un esempio: metalmeccanici e artigiani, oppure, chimici e minatori, ferrotranvieri…. Per legge ogni classe ha un trattamento diverso: vuoi per il tipo di maestranza svolto o per particolari accordi extra contrattuali presi negli anni scorsi.
Stessa cosa vale anche per gli stipendi: ad ogni contratto di categoria c’è un minimo sindacale dal quale l’azienda poi sviluppa un ulteriore bonus da apportare al lavoratore.
La conseguenza riguarda,come giustamente hai riportato, l’obbligo di timbratura: anche qui dipende dall’azienda e dal trattamento a livello di soldini che l’azienda (scusa la ripetizione) ha nei confronti del proprio lavoratore. Non è vero che chi non timbra è penalizzato dalla detassazione degli straordinari. Anzi forse è il contrario nella maggioranza dei casi. Io ad esempio essendo un impiegato informatico di 5° livello con contratto metalmeccanico, ho l’obbligo di timbratura. Questo mi permette di fare degli straordinari, in busta, quante volte “voglio”. Ho dei colleghi che non hanno l’obbligo di timbratura (con tutti i benefici del caso) ma ad esempio è stato dato un aumento in modo tale che compensi il fatto che faccia straordinari non pagati. In parole povere ti tolgo l’obbligo di timbratura, puoi uscire ed entrare quando vuoi, ti aumento lo stipendio ma non ti pago gli straordinari. Questa tecnica porta comunque benefici a quest’ultimo lavoratore: in media una paga senza obbligo di timbratura è superiore ad una in cui sono presenti dei straordinari. Tieni presente che i straordinari sono regolamentati per legge e c’è un massimo consentito, in base alla categoria lavorativa, per mese.
Questo è un caso abbastanza comune nelle aziende metalmeccaniche.
Purtroppo, Matteo, non si può accontentare tutti ma almeno l’80% dei lavoratori ringraziano. Fare 10 ore di straordinario al mese e vedere che il 50% va allo Stato, un po’ le scatole te le fanno girare.
Sono fortunato perché, per qualche tempo, ho lavorato per una ditta di cucine. In questo caso non ti sei ricordato del famoso “NERO”: soldi fuori busta. Ti posso dire che gli straordinari erano fuori busta, senza troppi fronzoli o problemi… Quindi qui, nel settore dell’artigianato, il problema “non si pone” più di tanto.
Detto questo, la parte positiva di tutto ciò e che, il provvedimento, cercherà di “invogliare” le aziende ad emergere dal “NERO”, con la conseguente che il reddito degli italiani aumenta grazie ai straordinari. Questo ha come effetto maggior detrazione su base annua per l’Irpef.
In sostanza quello che il cavaliere Berlusconi cerca di fare non è del tutto sbagliato.
Inoltre vorrei controbattere su alcune tue affermazione in merito a:
“Nel momento in cui lo straordinario è sconveniente (per l’azienda) rispetto all’assunzione, aumenterà l’occupazione.”=> non è vero! Il lavoro straordinario non incide molto sul bilancio finale dell’azienda (dipende dal n° di dipendenti ovviamente), anzi molte volte si assume personale interinale per sopperire a surplus di domanda del mercato.
“Maggiore occupazione significa più entrate per lo stato (più persone che pagano le tasse, anche se ognuno paga un po’ meno) e minori uscite (contributi per disoccupazione).”==> anche qui non è sempre vero. Semmai un aumento della redditività del lavoratore porta più introiti allo Stato. Discorso difficile da sistemarlo in poche righe ma di solito con maggior reddito si ha maggior margine di operazioni: quindi più imposte, più tasse indirette e bla bla bla.. Si potrebbe aprire un dibattito molto lungo.
Ho dimenticato qualche cosa?
Sono completamente d’accordo con te, io personalmente mi sento già privato della mia vita con 8 ore e non ci penso neanche a fare straordinario..poi se per migliorare la qualità della vita bisogna lavorare di più non vedo il miglioramento, se io tutti i giorni mi fermo 2 ore dopo 2 mesi mi viene la depressione..
“Per prima cosa, non tutti hanno gli straordinari pagati: basti pensare a chi ha un contratto a progetto [...] o semplicemente a chi non timbra un cartellino. Si tratta spesso di fasce deboli della popolazione, che si troverebbero automaticamente esclusi da questi presunti vantaggi.”
Questo c’entra ben poco secondo me. Anche se sono esclusi basta che non siano penalizzati, è ovvio che se si va a toccare gli straordinari e ci sono contratti che non li prevedono alcune persone non avranno vantaggi, non mi sembra sto dramma…
Non è l’unica idea populista ma improduttiva del piano di Sacconi, ne trovi diverse nel suo programma (che se gli italiani lo leggessero…!), le avevo riassunte qualche tempo fa qui se ti può interessare: http://www.bloglavoro.com/2008/05/09/il-programma-del-ministro-sacconi-per-alzare-i-redditi.htm
Quello che dici è condivisibile, aggiungerei però un dato alla tua analisi. La detassazione degli straordinari (che è del 10%, non totale come blaterano i giornalisti ignoranti) è una manovra piuttosto dannosa anche dal punto di vista fiscale. Infatti, a fronte di circa 4,4 milioni di euro non incassati dall’Agenzia delle Entrate con la tassazione degli straordinari, ne vengono redistribuiti ai lavoratori solo 3,8 milioni. Per dirla in termini molto semplici, si prendono dei soldi, gli si fa fare un giro con pagamento di pedaggio e li si riporta al punto di partenza. Se proprio si voleva far arrivare qualcosa in più in busta paga, diventava MOLTO più performante istituire un contributo statale erogabile a tutte le tipologie di contratti, anche a termine, e basato su reddito e numero dei componenti del nucleo familiare.
@DElyMyth:
Sul tetto di straordinari che viene abitualmente superato con artifizi di vario genere, purtroppo è una delle tante (brutte) consuetudini del mondo del lavoro. Per quanto riguarda, invece, chi non timbra, non sempre è un quadro o un dirigente: solitamente si tratta di fasce deboli, che avrebbero bisogno di qualche euro in più a fine mese e che invece si troverebbero escluse dalla manovra.
Gestione di periodi critici? E’ proprio la definizione di “straordinario”. Se effettivamente sono situazioni temporanee, l’azienda pagherà di più: se non lo sono, è ora di imparare a organizzarsi meglio.
Qualche controllo in più sui contratti a progetto, poi, non farebbe male: questo è vero.
Ovvio che non si può liquidare il discorso in poche righe, il mio discorso però era più sul metodo che sui dettagli.
L’esistenza di categorie diverse mi sembra irrilevante ai fini del mio discorso.
Nel caso che indichi, gli straordinari non vengono pagati (quindi niente eventuale detassazione), ma viene aumentata la retribuzione ordinaria (tassata normalmente) per sopperire a eventuali straordinari. A me sembra una penalizzazione.
Se chi fa straordinari è un sottoinsieme di chi lavora, direi che detassare la retribuzione ordinaria (anzichè quella straordinaria) faccia felice un numero di persone superiore.
In effetti, non ho considerato il lavoro nero. Penso però che qualche controllo fatto come si deve e qualche bella bastonata (si tratta di evasione fiscale, non un reato di piccolo conto) potrebbero essere un bell’incentivo a evitarlo. Qui, però, si cambia problema.
Fammi capire, chi fino a oggi ha pagato gli straordinari fuori busta sarà invogliato a pagarli in busta? E perchè mai? Se la detassazione fosse toatle, FORSE, potrebbe succedere, ma non mi risulta che sia così.
In sostanza quello che il cavaliere Berlusconi cerca di fare non è del tutto sbagliato.
Inoltre vorrei controbattere su alcune tue affermazione in merito a:
Da quelle che sono le mie esperienze, direi che la situazione è opposta a quella che descrivi.
Se chi lavora guadagna di più (ma lavorano meno persone), probabilmente quelli che lavorano daranno più soldi allo stato, ma quelli che non lavorano vanno in qualche modo mantenuti. Per fare un esempio numerico, se 10 persone versano 10 euro a testa si hanno 100 euro. Si hanno sempre 100 euro se 5 persone ne versano 20 a testa. Gli altri cinque, però, sono senza stipendio ma devono mangiare anche loro, no?
@Anonimo:
Mi sembra un discorso che lascia il tempo che trova. Se gli straordinari detassati favoriscono il lavoro straordinario rispetto all’assunzione di nuovo personale, i non-assunti sono sicuramente penalizzati. Questo però significa cercare il pelo nell’uovo.
Resto dell’idea che detassare il lavoro ordinario, anzichè quello straordinario, porti molti più vantaggi.
@BlogLavoro:
Grazie del contributo, l’articolo è veramente interessante.
La detassazione degli straordinari genera iniquità contrattuale nei confronti di coloro che gli straordinari non sono in grado di perseguirli (ad esempio i turnisti) oppure non possono farli (ad esempio part-time o le donne che lavorano). Inoltre genera una iniquità fiscale (che a mio modo di vedere soffre anche di incostituzionalità - tutti devono contribuire alle esigenze dello Stato in base al proprio reddito) in quanto a parità di stipendio da lavoro subordinato/parasubordinato, colui che ha fatto straodinari versa meno tasse rispetto a chi non li ha avuto la possibiltà di farli. Si potrebbe arrivare ad un’assurdo che chi guadagna ad esempio 1000,00 versa + tasse di chi ne guadagna 1200
io li vieterei proprio gli straordinari, ZAC, un bel taglio netto, tutti noi si lavora 8 ore e non più di otto (e anche meno che non fa male). le aziende? il 99% ha periodi di lavoro straordinario sì, ma stagionale, lo sai prima, in anticipo, organizzati, assumi più personale, a progetto, co.co.co, a nero, fai come ti pare, ma organizzati. cara azienda devi essere flessibile per stare sul mercato …
Tu hai ragione, ma quanti ITALIANI hanno capito la cosa…. direi che il 43% non l’ha capito!
Sono d’accordo con te, ma è inattuabile nella situazione economica in cui ci troviamo.
Un lavoratore dipendente, pubblico o privato che sia, lavora mediamente (approssiamiamo per semplificare i conti) 8 ore al giorno per 5 giorni lavorativi: le famose 40 ore settimanali. Supponiamo che lo stesso lavoratore faccia 1 ora di straordinario al giorno. Pertanto a fine settimana ha lavorato 45 ore.
Detassare 40 ore porterebbe una riduzione degli introiti nelle casse dello stato 8 volte superiore rispetto a detassare le singole 5.
E questo rapporto è riduttivo, perchè presume per ogni lavoratore un’ora di straordinario al giorno, per tutti i giorni!!!
L’aumento ipotetico dell’occupazione non controbilancierebbe questo enorme ammanco: il numero di nuovi assunti non sarebbe tale da riempire il disavanzo che loro stessi creerebbero.
L’unica soluzione allora sarebbe quella di ridurre drasticamente la percentuale di detassazione, annullando in pratica i benefici che si volevano creare.
Si potrebbe obiettare che lo Stato si mangia già parecchio del nostro stipendio (in svariate forme)… pazienza se gli mancano proprio gli introiti ricavati dalla tassazione del lavoro ordinario. Ma vi ricordo, che a differenza di tutti gli altri stati europei, abbiamo un debito pubblico di 1600 miliardi di euro (in crescita) e quei soldi da qualche parte li dobbiamo tirare fuori.
@Carlo:
Il ragionamento è corretto, ma dimentichi una cosa: chi non lavora ha diritto (giustamente) a svariate facilitazioni fiscali, senza contare i contributi per la disoccupazione. Ovviamente bisognerebbe avere i numeri sottomano per fare un discorso completo (cosa improbabile, la complessità di questo tipo di calcoli è uno dei grossi problemi nella ricerca di soluzioni).
Oltre a ridurre le tasse sul lavoro ordinario, metterei sul piatto anche un aumento della tassazione (di quella spettante all’azienda, non al dipendente) per le ore di straordinario.
@Carlo: “CONTRIBUTI PER LA DISOCCUPAZIONE” ?!?! Mi rammenti cortesemente il D.M. o l’articolo che li prevede? Guarda che non siamo negli USA. Un precario che resta a casa disoccupato non prende proprio un bel niente. In Italia è previsto che se sei stato un lavoratore a tempo INdeterminato PER PIU’ DI TRE ANNI, hai diritto per brevi periodi a un contributo di sostegno erogato dal comune di residenza e ai contributi figurativi INPS, che tanto per essere chiari vanno nelle tasche dell’INPS non in quelle del disoccupato. Quindi cominciamo subito con l’escludere tutti i lavoratori precari e quelli in nero, nonché i lavoratori lasciati a casa prima dei tre anni consecutivi. Poi escludiamo anche i piccoli imprenditori che hanno dovuto chiudere in conseguenza della crisi che c’è in Italia: per loro non è previsto NIENTE. Se sei un commerciante per esempio e la tua attività va male, puoi chiudere ma nulla ti è dovuto, non hai diritto a nessun sussidio. Se sei un operatore di call center e non ti rinnovano il contratto a tempo determinato, stai a casa senza niente. Se non trovi lavoro o l’hai avuto per meno di tre anni, non hai diritto a niente.
Ora prendiamo quella misera piccolissima parte che ha maturato più di 3 anni di lavoro continuativo ed è rimasta disoccupata: dimostrando che il reddito familiare non supera i 7500 euro annui puo’ inoltrare una domanda ai servizi sociali del proprio comune. Segue, SE segue, un controllo da parte dell’assistente sociale. Se però il comune non ha fondi sufficienti, la domanda non può essere evasa. E ti garantisco che con i fondi già tolti dalle precedenti legislature, i comuni non hanno fondi già così, la maggior parte delle domande sono inevase in Italia. Figurati se poi toglieranno anche l’ICI.
Matteo, ti chiedo scusa per la veemenza della risposta ma trovo veramente pazzesco che ci siano ancora persone come Carlo, che probabilmente conosce solo il lavoro sicuro a tempo indeterminato che ha, che pontificano sui disoccupati a casa con sussidio dopo essersi imbottiti di film americani. In Italia il sussidio NON esiste. Esiste una forma ridottissima che non incide su niente se non sulle casse dei comuni e si chiama contributo alla disoccupazione, erogato dall’assistenza sociale dei comuni.
chiedo scusa, ho sbagliato soggetto rispondendo da una mail con commento che mi è arrivata, dove l’autore sembrava essere Carlo. Il discorso sui contributi per la disoccupazione però rimane. Farei una proposta migliore in questo campo: che la si piantasse di finanziare tutti gli anni la cassa integrazione della FIAT: sono almeno 20 anni che lo stato deve salvare queste mega aziende che non hanno fatto altro che spostare la produzione in Polonia. Se in 20 anni l’assistenzialismo statale alla Fiat non ha prodotto niente, lo si tagli e son già miliardi in più da lì. Un’altra idea ragionevole sul detassamento alle aziende è quella di detassare solo chi mantiene la produzione in Italia, continuando a creare occupazione. Che senso ha sovvenzionare la Fiat se tanto sposta la produzione in Polonia continuando a creare disoccupazione costosa (questa sì perché mobilità e cassaintegrazione costano allo Stato) qui ?
Insomma, come ho già detto sopra con dati e cifre, la detassazione degli stipendi non è altro che la caramella al bambino che da lì a poco si prenderà a sonori sberloni.
@BlogLavoro:
Il commento sui contributi alla disoccupazione era mio
Comunque i contributi esistono eccome, ti faccio due esempi che conosco personalmente:
1) La mia ragazza, insegnante elementare precaria (non precaria annuale, che sarebbe un lusso, ma precaria da un giorno all’altro): nel 2007 ha lavorato per TOT giorni, mi pare una 60ina, e nel 2008 ha preso 2000€ di contributo disoccupazione.
2) Lavoratori stagionali: una persona che conosco direttamente, lavora 6 mesi l’anno in un bar per poco più di un migliaio di euro al mese e gli altri sei se ne sta a casa, con un contributo di poco meno di 1000€ mensili.
Ora, non sono un giurista e probabilmente uso termini sbagliati, ma questi li chiamo contributi per la disoccupazione, che alla fine dei conti escono puliti puliti dalle casse dello stato.
Nel primo caso, quello della tua ragazza, confermi quanto dico: gli insegnanti anche se lavorano saltuariamente sono considerati lavoratori a tempo INdeterminato. Lei non sta a casa perché il Ministero della Pubblica Istruzione la licenzia, ma perché pur avendola in organico non la chiama a svolgere le mansioni di insegnante. Per avere titolo all’indennità di disoccupazione è necessario poter vantare almeno 52 settimane di contribuzione, e due anni di assicurazione per la disoccupazione involontaria (via INPS). Requisiti che sono posseduti largamente dai precari della scuola che hanno lavorato negli ultimi due anni con supplenze annuali e che, l’anno scorso e quest’anno, per effetto della riduzione del numero delle cattedre da dare a supplenza sono rimasti senza lavoro. L’indennità viene corrisposta per 180 giorni e solo in rari casi può durare fino a nove mesi (insegnanti che superano i 50 anni per esempio). La tua ragazza a tutti gli effetti, come qualunque insegnante statale, rientra nel novero dei lavoratori a tempo indeterminato

Nel secondo caso bisognerebbe vedere cosa viene applicato: se prende questo contributo per sei mesi l’anno ogni anno mentre non lavora potrebbe essere un sostegno alla disoccupazione ma in questo caso se la situazione è reiterata per anni ci sono gli estremi della truffa ai danni dello stato. Mi spiego: guarda caso il limite massimo di questo contributo è proprio 180 giorni. Detta così, sembra fatta a tavolino. L’indennità di disoccupazione infatti è corrisposta nella misura del 40% della retribuzione percepita nei tre mesi precedenti la cessazione dal lavoro, nei limiti di un importo massimo mensile lordo di circa 800 euro, elevato a circa 1000 per i lavoratori che possono far valere una retribuzione lorda mensile superiore a 1.700 euro circa (non ho sotto mano le cifre precise al centesimo ma arrotondate sono queste).
Il versamento delle relative spettanze avviene con cadenza mensile e cessa quando il lavoratore ha percepito come ti dicevo tutte le 180 giornate di indennità oppure quando ottiene un nuovo lavoro o diventa titolare di un trattamento pensionistico diretto (quando riprende a lavorare al bar). Con tutto il rispetto per il tuo amico, c’è qualcosa che gli impedisce sostanzialmente di lavorare gli altri 6 mesi o possiamo pensarlo intensamente ogni volta che noi paghiamo le tasse?
@BlogLavoro:
Sarà considerata anche a tempo indeterminato, ma ogni volta che prende servizio firma un nuovo contratto e le viene inviata una diversa busta paga, anche se solo per un giorno di lavoro (altri sprechi di tempo/denaro dello stato, ma questo è un altro discorso). Sulla questione dei requisiti, il 2007 è stato il primo anno di lavoro, quindi non ha certamente maturato 52 settimane di contributi.
Questo onestamente non lo so, so solo che fa in questo modo.
Conoscente, più che amica. In ogni caso, vale la seconda che hai detto…
Ma fan bene a togliere le tasse sui straordinari che cosi chi lavora tanto prende più soldi
e poi smettetela di parlare sempre di queste cose che non gliene fregan niente alla gente
la gente è preoccupata che ci sono i rom e tutti i marocchini che vengon qua ha rubare spacciare droga e ha violentare le ragazze!!!!!!
Speriamo che ricomincia il Grande Fratello, che son stufo di leggere questi discorsi qua, che sono tristi
@Martino:
Potrebbero approvare un decreto legge per trasmettere le repliche del Grande Fratello dell’anno scorso, in attesa di quello nuovo. Cosa ne pensi?
Ma la gente prima di scrivere/parlare collega il cervello alla bocca o dita? Riflettiamo prima di dire baggianate. Comunque potrebbero fare anche basta di Grande Fratello che ha rotto i bidoni!
C’è qualcuno ke riesce a farmi capire se mi conviene o no scegliere la tassazione al 10%, oppure rimanere con quella oridinaria?
Ho letto degli articoli sul 24 ore ma non ci salto fuori. Sinceramente non mi ero posta il quesito, fino a quando, insieme alla busta paga di giugno, non mi sono vista consegnare anke il modulo di evenutale rinuncia.
Grazie