Oltre alla detassazione degli straordinari, un’altro pilastro della campagna elettorale dell’attuale governo è stato l’esenzione totale dall’ICI sulla prima casa. Ma come si calcola l’ICI? Come per buona parte delle leggi italiane, soprattutto quelle fiscali, la situazione è piuttosto complessa e mi sono documentato un po’ per capire come funzionano realmente le cose, in modo da farmi un’idea basata sui numeri piuttosto che sulle speculazioni politiche.

Come si calcola l’ICI?

L’ICI è stata istituita con il Dlgs n.504/1992: l’importo dovuto (I) si calcola in base a tre parametri principali: la base imponibile (B), l’aliquota (a) e le eventuali detrazioni (b) secondo questa formula:

I = B*a – d

Lo stesso decreto che istituiva l’ICI prevede, all’articolo 8 comma 2, una detrazione di 180.000 lire (poi rivalutati in 103,29€) se il fabbricato in questione costituisce abitazione principale. E’ dunque possibile che l’imposta dovuta sia pari a zero, nel caso un cui il prodotto di base imponibile e aliquota comunale sia inferiore alla detrazione “d’ufficio”.

B*a <= d

Sulla base di questi calcoli, c’è una fetta di popolazione che fin dall’inizio non ha pagato l’ICI sulla prima casa. Le variabili in gioco, essendo la detrazione fissa, sono dunque la base imponibile e l’aliquota: quest’ultima viene stabilita dal comune ed è compresa fra un minimo (4 per mille) e un massimo (7 per mille) previsti dalla legge. La base imponibile, invece, viene calcolata partendo dalla rendita catastale: questo valore va rivalutato del 5% e moltiplicato per un valore dipendente dal tipo di immobile (per le abitazioni il moltiplicatore è 100). A sua volta, la rendita catastale dipende da alcuni dati oggettivi dell’immobile (numero di vani e cubatura), dalla tariffa d’estimo (una specie di valutazione in base alla zona in cui l’immobile si trova) e alla tipologia d’uso. La rendita catastale è, in un certo senso, proporzionale al valore dell’immobile.

Il valore dell’ICI dipende dunque dal valore dell’immobile e dall’aliquota comunale, al netto di detrazioni. A parità di zona, dunque, si troverà a non pagare l’ICI chi ha un’immobile il cui valore è inferiore a una certa cifra, ragionamento tutto sommato corretto.

Novità della Finanziaria 2008:

La Finanziaria 2008 (articolo 1, comma 5) ha introdotto una ulteriore detrazione, che va a sommarsi a quella “d’ufficio” di 103,29€. La nuova detrazione, però, non è fissa ma costituisce l’1,33 per mille della base imponibile fino a un massimo di 200€. E’ dunque proporzionale al valore dell’immobile fino a raggiungere un valore fisso quando si supera una certa base imponibile (circa 150.000€).

Questa nuova detrazione avrà due effetti:

  • Una fetta ulteriore di popolazione (con base imponibile al di sotto di una certa soglia) non pagherò più l’ICI
  • L’ICI sarà comunque ridotta di 200€/anno per tutti gli altri

La norma manca di progressività, perchè potenzialmente chi si avvicina alla soglia gode di una detrazione proporzionalmente maggiore rispetto a chi aveva unìimposta da pagare già vicina allo zero, ma tutto sommato è un buon compromesso per ridurre la pressione fiscale. Secondo l’ex ministro Santagata, la percentuale di popolazione che non paga più l’ICI sulla prima casa sarebbe del 40%, ma le cifre sono tutte da verificare.

Esenzione totale:

Posto che una parte della popolazione (quella proprietaria degli immobili di minor valore) non paga l’ICI e che (per gli altri) l’imposta aumenta progressivamente con il valore dell’immobile (a parità di zona), un’esenzione totale sarebbe il contrario della progressività delle imposte. Andrebbe a favorire moltissimo i proprietari di prime case di grande valore, molto meno il ceto medio e non favorirebbe per nulla le fasce economicamente deboli della popolazione, che già ne sono esenti.

Se a tutto questo aggiungiamo che l’ICI è un’imposta comunale, la sua eliminazione avrebbe due effetti possibili:

  • trasferimento di fondi ulteriori dallo stato ai comuni per compensare le mancate entrate
  • impoverimento delle casse comunali e conseguente peggioramento dei servizi

Il secondo caso è il più pericoloso. Nel momento in cui lo stato si prende il merito di aver abolito un’imposta e i comuni ne farebbero doppiamente le spese: oltre al calo delle entrate, si prenderebbero anche le colpe del peggioramento dei servizi direttamente collegato. Alla fine dei conti, a pagare il conto sarebbero i cittadini, in particolare quelli appartenenti alle fasce economicamente più deboli.

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4 commenti per questo articolo

  1. 20/05/2008, 16:51Alessandro (permalink)

    Giusta osservazione la tua: il comune come farà a prelevare soldini per le proprie infrastrutture, dato che l’ICI verrà a mancare quasi totalmente??

  2. 23/05/2008, 11:42invincibile (permalink)

    i comuni hanno anche troppi soldi, posso ottenere finanziamenti egionali a fronte di progetti infrastrutturali e posso assicurare per esperienza personale che pur di avere questi finanziamenti progrettano delle minchiate incredibili, razionalizzazndo la spesa si rientrerebbe dal mancato gettito dell’ici

  3. 23/05/2008, 11:47Matteo (permalink)

    @invincibile:
    Razionalizzando le spese si potrebbe fare a meno di molte tasse, a tutti i livelli. Penso però che il compito di garantire copertura finanziaria spetti a chi ha eliminato la tassa, e non a chi ne subisce l’eliminazione.

  4. 25/05/2008, 00:11Matteo (permalink)

    Purtroppo quella che viene passata come abolizione dell’ICI è una bufala in quanto questa tassa non viene assolutamente abolita. Sarà lo stato a farsi carico del minor carico di entrati di tutti i Comuni italiani. Vedremo come indicizzerà le entrate negli anni futuri….
    Si potrebbe dire che una tassa è abolita quando uno non la deve pagare in nessun modo…. in questo caso il cittadino la paga comunque in quanto con l’Irpef ecc ecc che riversa a “ROMA” poi una parte viene ridistribuita ai Comuni.
    Forse l’ICI anche se impopolare basata e a primo impatto ingiusta è una delle tasse più federalistiche che esistano in Italia. Tutto quello che il cittadino versava rimaneva nelle casse del suo Comune per pagare servizi alla propria popolazione e quindi il primo cittadino era pienamente responsabile di come spendeva quei soldi… ora lo sarà un pò meno! Non lo credete?

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