Le banche sono aziende private: forniscono servizi in cambio di denaro, con lo scopo di realizzare profitti. Come tutte le aziende private, possono guadagnare o perdere: se guadagnano sopravvivono, se perdono falliscono.
La finanza è un mondo strano: consiste fondamentalmente nel comprare e vendere aziende che non producono nulla (oppure, in alcuni casi, che neppure esistono) con soldi che non hai, sperando di guadagnarci piccole o grandi cifre attraverso un mercato che si basa più su sensazioni che su fatti concreti. Una specie di gioco di ruolo a livello mondiale: non ci sarebbe niente di male, se queste semplici cose venissero spiegate a chi si rivolge a un consulente per fare investimenti sicuri o a chi sottoscrive un fondo che dovrebbe garantirgli una pensione.
Non capisco, però, come mai lo stato (non solo quello italiano, visti i 700 miliardi di dollari regalati dal governo Bush alle banche americane) intervenga in soccorso di imprese private con soldi pubblici: secondo lo stesso ragionamento, dovrebbe intervenire per aiutare economicamente qualunque piccola azienda in fallimento, ma (giustamente) non lo fa.
Nazionalizzare le banche? Certo che no, garantire i risparmiatori! Detto da chi, negli ultimi 15 anni, ha basato le sue campagne elettorali sulla paura di un presunto comunismo incombente è quantomeno singolare.
Oltretutto, c’è da chiedersi come verrebbero garantiti i risparmiatori: se li garantisce lo stato, alla fine si garantiscono con i propri soldi. Soldi che, visto il debito pubblico, sono già andati abbondantemente in fumo. C’è proprio da stare tranquilli…




Citando mio padre (bancario, azionista di BPU): ; se, infatti, l’Italia garantisce fino a 103.000€ – io non arrivo neppure ai 3.000€ di “scarto”, ma tant’è – i risparmiatori è perché diversamente dal capitalismo europeo e statunitense, quello italiano è “blindato” sulla base di un sistema normativo introdotto nella prima metà del ’900. In sostanza, a prescindere dalla crisi internazionale, l’Italiano-medio non può (allo stato attuale) ritrovarsi sul lastrico: così neppure le banche. Aziende sopravvalutate come fu per Tiscali, invece, sì. E ciò benché la socializzazione delle imprese sia stata abrogata dal primo governo post-repubblicano dopo il referendum del 1946.
@Federico:
Il punto non è la legge, quanto la copertura. Siamo sicuri che lo stato italiano sia in grado di garantire? Penso che questo non lo sapremo mai, se non nel momento di un eventuale crack del sistema.
Trattandosi dell’Italia, non è dato saperlo: del resto, anche a livello privato la scelta degli ultimi 2 Governatori di Bankitalia è stata piuttosto “approssimativa”; il primo in quota-ecclesiale, il secondo legato a Goldman Sachs. Non proprio degli esempi di … per riprendere le parole di Berlusconi! Egoisticamente, la BPU è esposta con gli USA per soli 2 mln. di euro — una cifra infinitesimale, nella circostanza. Quindi dormo sonni tranquilli!
@Federico: le garanzie servono a poco quando il valore di azioni, obbligazioni e (da una quarantina d’anni) anche delle monete è solo nominale. Mi spiego meglio: lo stato mi può garantire anche fino a 103 mila euro, ma se arriva un default come quello dell’Argentina del 2001 le garanzie sono carta straccia.
@Matteo: una delle critiche più feroci dei repubblicani statunitensi al piano Bush di iniezione di liquidità nel mercato (quei 700 milioni di dollari poi diventati 800 e rotti se non ricordo male) è stata: “questo è comunismo”.
Che visto da noi fa un po’ sorridere, ma… alla faccia del libero mercato1
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Arriverà super Silvio che con il suo patrimonio personale aiuterà l’Italia a risollevarsi dalla crisi!! Forza Silvio!! dispiace solo che ora il tuo amico Bush sia diventato comunista, non ti preoccupare tanto tra poco se ne andrà!(scusa non ho resistito)
Cmq sia 700 miliardi di dollari sono una goccia! basta vedere lunedì: bruciati soldi per oltre 1.400 miliardi di dollari… fate due conti!
La crisi finanziaria è molto più tosta di quello che sembra ( e non abbiamo ancora toccato il fondo)
@Apo per le aziende, sicuramente… ma non sono un liberale (né, tantomeno, un difensore del capitalismo): se gli USA dovessero perdere la propria leadership, le imprese fallissero, ecc. non potrei che esserne felice. In Argentina si stanno “risollevando” grazie alla socializzazione – importata dall’Italia grazie agli Zanon (imprenditori veneti, un tempo legati alla cd. “Destra Sociale” di AN) –, ovvero al modello economico fascista/repubblicano. Nel 2008, non nel 1943.
Si, le banche sono aziende private nate per fare profitti, ma le banche sono anche una sorta di infrastruttura dell’economia che le ha generate.
Un imprenditore di azienda provata si assume rischi commisurati al budget che ha da rischiare, soldi suoi. La banca si assume rischi con soldi nostri, pertanto, prima di assumersi il rischio, dovrebbe 1) informarmi, correttamente, e non come fa, e 2) non assumersi rischi superiori a quanto può permettersi. Ci sono banche che hanno un rapporto tra il denaro realmente acquisito e quello poi “generato” di 1 a 70…
Se lo Stato interviene a salvare aziende private con soldi pubblici, è perchè parliamo si di aziende private, ma che hanno capitale composto da soldi “dello Stato”.